Il Campanile di Montecrestese
La chiesa parrocchiale di Montecrestese è quasi nascosta in una conca che la toglie agli occhi di tutte le frazioni. Le costruzioni che attualmente si affacciano sulla piazza antistante sono relativamente recenti.Il campanile invece, sorto poco dopo la chiesa romanica, quindi nel secolo XII, fu elevato in ben altra posizione con il chiaro intento di servire di richiamo visivo e sonoro a tutta la comunità parrocchiale. Fu infatti costruito proprio sulla cima di una roccia di sarizzo arrotondata e limata dall'antico ghiacciaio ossolano, ma saldissima, e vicinissima alle abitazioni dei parroci.
Il campanile di Montecrestese ha una singolare prerogativa. Quello che vediamo ergersi come un missile puntato verso il cielo, con la sua guglia aguzza è l'involucro esterno aggiunto al campanile romanico nei secoli XVI e XVII.
Il campanile romanico non è andato distrutto ma è conservato all'interno fino all'altezza dell'antica cella campanaria.
La scala in sasso che porta alla sommità del nuovo campanile si sviluppa tra le mura interne di questo e quelle esterne del campanile romanico a cui si appoggia.
Il Campanile Romanico
Il campanile romanico è stato infatti conservato all'interno di quello attuale e solo salendo su di questo è possibile vederne tutti i tratti. Lo proponiamo anzitutto attraverso un disegno ricavato da una attenta ispezione, possibile perché la scala in pietra che sale alla cella campanaria si trova inserita fra il vecchio ed il nuovo campanile.E' una robusta torre in sasso vivo, il sarizzo locale, con base quadrata di circa m.4 per lato e che si eleva di circa m.24; doveva accimare con una breve cuspide coperta di piode. Oltre il pian terreno, al quale si poteva accedere mediante una porta posta ad oriente, si riscontrano altri sei piani, nell'ultimo dei quali era la cella campanaria, raggiungibile mediante un sistema di scale di legno.
Ogni piano è segnato esteriormente da una specchiatura con leggera risega terminante con quattro archetti ciechi costruiti con piccoli conci. Le aperture si aprono dal basso verso l'alto in crescendo: una finestra a feritoia su ogni lato nel primo piano, una monofora più ampia nel secondo, una bifora con colonnina e capitello a stampella nel terzo, mentre il quarto, quinto e sesto piano si alleggeriscono con trifore. La costruzione è molto solida.
Il paramento esterno è in pietra a vista con corsi paralleli e regolari, connessi con buona malta. Tutta la costruzione è fatta di blocchi di discrete dimensioni ben legati da impasto cementizio.
L'aspetto estetico di questo campanile, quando poteva essere visto sulla roccia da cui emergeva, era senz'altro notevole. Il suo disegno è contrassegnato da molto rigore architettonico, sia nella distribuzione dei vuoti sui pieni, sia nella progressione delle aperture, secondo canoni in voga nei secoli XI e XII, confrontabile solo con il campanile di S. Bartolomeo di Villadossola con cui ha molte analogie stilistiche.
Mancano tuttavia nel campanile di Montecrestese certe decorazioni piuttosto arcaiche, come le liste a denti di sega, per cui pare opportuno datarlo al più tardi un secolo dopo, cioè nella prima metà del secolo XII, in accordo del resto con lo stile della chiesa romanica alla quale non può certo essere precedente.
II campanile di Montecrestese, non diversamente dai campanili di tutte le chiese ossolane, fu luogo di guardia nei periodi di guerra e di epidemie.
Qualcuno doveva vigilare costantemente lassù, giorno e notte per individuare soldati nemici, ladri o persone sospette che dovevano essere controllate a distanza prima che potessero fare dei danni. Il vastissimo orizzonte visibile dal campanile permetteva un'ampia ricognizione e una tempestiva comunicazione a tutte le frazioni mediante il suono delle campane. Inizialmente forse le campane ebbero solo funzione di emettere dei segnali che giungessero il più lontano possibile.
Questi erano ovviamente codificati e ben compresi dalla gente. Il segnale delle funzioni religiose aveva le notazioni sonore per indicare il giorno di festa oppure la commemorazione di un defunto, il battesimo a un nuovo rampollo montecrestesano, il matrimonio, il catechismo ai fanciulli, il quaresimale per gli adulti, oppure i rintocchi lenti dell'agonia di chi giunge al trapasso terreno, il lugubre avviso di un funerale o l'avvicinarsi di un temporale. A questi segni la gente era sempre invitata alla preghiera, ma specialmente al segno della campanella che indicava il momento della elevazione nella S. Messa o della Benedizione col SS. Sacramento.
Il segno dell'"Ave Maria" all'inizio della giornata ed al suo termine era insieme un invito alla preghiera del mattino e della sera e l'avviso che la giornata di lavoro iniziava o terminava: un primo, modesto, ma fondamentale orologio che ritmava la vita della comunità e di ogni famiglia. Ma la campana era anche un mezzo per dare altri segnali: quello dell'inizio della scuola, della presenza del medico, della convocazione della vicinanza. Segno particolare era quello della campana a martello. Gli uomini che lo sentivano ed erano in condizioni fisiche adatte dovevano subito accorrere e mettersi a disposizione per spegnere incendi, difendere il paese dai nemici, controllare le piene dei torrenti e per ogni altro evento che costituisse pericolo per la comunità.
In seguito si comprese che riunendone un certo numero variamente intonate era possibile ricavarne armonie e messaggi sonori ben più complessi. E nacque l'idea di mettere sui campanili interi concerti di campane. Ma il messaggio religioso-civile aveva probabilmente all'inizio maggiore importanza. Perciò le campane delle chiese sono una testimonianza non trascurabile della religiosità e della civiltà delle comunità che le hanno volute ed ascoltate di giorno e di notte con attenzione e rispetto. Non mi pare quindi inutile tratteggiare brevemente la storia del campanile e delle campane di Montecrestese.
Qualcuno doveva vigilare costantemente lassù, giorno e notte per individuare soldati nemici, ladri o persone sospette che dovevano essere controllate a distanza prima che potessero fare dei danni. Il vastissimo orizzonte visibile dal campanile permetteva un'ampia ricognizione e una tempestiva comunicazione a tutte le frazioni mediante il suono delle campane. Inizialmente forse le campane ebbero solo funzione di emettere dei segnali che giungessero il più lontano possibile.
Questi erano ovviamente codificati e ben compresi dalla gente. Il segnale delle funzioni religiose aveva le notazioni sonore per indicare il giorno di festa oppure la commemorazione di un defunto, il battesimo a un nuovo rampollo montecrestesano, il matrimonio, il catechismo ai fanciulli, il quaresimale per gli adulti, oppure i rintocchi lenti dell'agonia di chi giunge al trapasso terreno, il lugubre avviso di un funerale o l'avvicinarsi di un temporale. A questi segni la gente era sempre invitata alla preghiera, ma specialmente al segno della campanella che indicava il momento della elevazione nella S. Messa o della Benedizione col SS. Sacramento.
Il segno dell'"Ave Maria" all'inizio della giornata ed al suo termine era insieme un invito alla preghiera del mattino e della sera e l'avviso che la giornata di lavoro iniziava o terminava: un primo, modesto, ma fondamentale orologio che ritmava la vita della comunità e di ogni famiglia. Ma la campana era anche un mezzo per dare altri segnali: quello dell'inizio della scuola, della presenza del medico, della convocazione della vicinanza. Segno particolare era quello della campana a martello. Gli uomini che lo sentivano ed erano in condizioni fisiche adatte dovevano subito accorrere e mettersi a disposizione per spegnere incendi, difendere il paese dai nemici, controllare le piene dei torrenti e per ogni altro evento che costituisse pericolo per la comunità.
In seguito si comprese che riunendone un certo numero variamente intonate era possibile ricavarne armonie e messaggi sonori ben più complessi. E nacque l'idea di mettere sui campanili interi concerti di campane. Ma il messaggio religioso-civile aveva probabilmente all'inizio maggiore importanza. Perciò le campane delle chiese sono una testimonianza non trascurabile della religiosità e della civiltà delle comunità che le hanno volute ed ascoltate di giorno e di notte con attenzione e rispetto. Non mi pare quindi inutile tratteggiare brevemente la storia del campanile e delle campane di Montecrestese.
Negli Atti di Visita pastorale del 1582 si accenna anche al campanile che in quell'epoca non era già più quello romanico: campanile è fuori della chiesa distante il tiro di un sasso, sopra quale sono campane quattro, de quali la maggiore è rotta (1). Nella Visita del 1592 le campane sono ancora quattro, ma due, essendo state rifuse nel 1587, non sono benedette. E da benedire rimarranno per parecchi anni (2). Del campanile ci da una brevissima descrizione il Visitatore pastorale del 1616 dichiarando che si tratta di campanile insigne ed elevato, di forma quadrata e che termina in alto con una cuspide piramidale.(3)
L'Inventario del 18 dicembre 1617 compilato dal rettore don Antonio de Giuli, descrive per la prima volta anche le campane poste sul campanile della chiesa parrocchiale. Erano quattro: la maggiore recava la scritta: Mentem Sanctam Spontaneam, Honorem Deo, Patriae Liberationem - Sancta Maria Ora Pro Nobis - Petrus Bullanius De Lorena Fecit 1587 (invito alla preghiera spontanea per onorare Dio e liberare la Patria - Santa Maria prega per noi - Pietro Bullanio di Lorena fece nel 1587), con le figure in rilievo dell'Eterno Padre e dei Santi Pietro, Paolo, Filippo, Lorenzo, della B. Vergine Maria con il Bambino in braccio, il Crocefisso, S. Sebastiano e S. Stefano. Pesava 180 rubbi (kg.1476 circa). La seconda, del peso di circa 90 rubbi (kg.738), decorata con figure non ben identificabili e con un Crocefisso in rilievo, portava la scritta: Christus Rex venit In Pace - 1546 (Cristo rè viene nella pace - 1546).
La terza, del peso di circa 25 rubbi (kg.205) recava la scritta: Christus Regnai - Christus Imperai - Christus ab omni malo nos defendat - Petrus Bulla- niusFecit 1587 Cristo regna, Cristo impera, Cristo ci difenda da ogni male. Pietro Bullanio fece nel 1587) . La quarta, del peso di soli 10 rubbi (kg.82) non aveva data e recava la scritta: A ve Maria Gratta Piena (Ave Maria piena di grazia)(4).
Nonostante il campanile romanico fosse una bellissima e solida costruzione, gli uomini di Montecrestese sul principiare del secolo XVI decisero di rinnovare insieme alla chiesa anche il campanile secondo un più moderno disegno. La data precisa non ci è nota, ma si presume che, per l'analogia costruttiva che esso presenta con altre costruzioni del genere come il campanile di Crodo, di Baceno e di Craveggia, esso sia opera di maestri muratori valsesiani che lo costruirono nei primi decenni del secolo XVI. Man mano che il nuovo campanile andava innalzandosi attorno all'antico, questo rimase in funzione fino a quando dalla cella campanaria inferiore le campane furono installate in quella superiore. Il campanile nuovo non crebbe tuttavia in un unico slancio costruttivo.
La cella campanaria venne inizialmente portata a livello dei grandi finestroni ad arco acuto che si trovano al di sotto del primo cordolo. Fino a questa altezza la muratura e in particolare il paramento esterno mostra una notevole e bella uniformità nelle misure dei blocchi di sarizzo squadrato, nella regolarità dei corsi e per il fatto che ogni blocco presenta al centro della faccia esterna un piccolo incavo che, pur avendo anche una spiegazione tecnica circa il modo con cui veniva issato al livello d'opera, crea nell'insieme un elemento decorativo che invece non troviamo al di sopra di questa altezza. La nuova torre campanaria accimava con una cuspide di modeste dimensioni, di cui nulla possiamo dire. In seguito l'innalzamento del campanile fu ripreso con la costruzione del tratto che porta fino alla cimasa della cella campanaria attuale.
La data 1603 scolpita su un massello marmoreo che fa da chiave dell'arco posto ad oriente ci dice l'epoca in cui questa aggiunta fu fatta. Si ebbe cura in questo innalzamento di mantenere un identico paramento murario così che la costruzione presenta una bella omogeneità. Il nuovo campanile ebbe una cella campanaria in volta e per copertura una cuspide di lamiera, probabilmente a forma di cipolla, entrata in uso sul finire del secolo XVI. La definitiva posa delle campane sulla nuova torre avvenne qualche anno dopo nel 1637, anno in cui furono anche chiuse le finestre ad arco acuto della precedente cella campanaria.
La data 1637 è segnata appunto internamente sul muro a oriente. In quella occasione si pensò anche di rifondere alcune campane. Fu in particolare rifusa la seconda campana e portata al peso di 95 nibbi (kg.779). Su di essa era la scritta: Precibus Et Meritis B. V. Mariae Et Sancii Theoduli Liberei Nos Deus a Fulgure Et Tempestate" Anno Domini 1637 Die 10 Mensis Junii - Reliquia Campanae S. Theoduli hic Imposita Est (Per le preghiere ed i meriti della B. V. Maria e di S. Teodulo ci liberi Dio dalla folgore e dalla grandine.
Nell'anno del Signore 1637, 10 del mese di Giugno, fu posta qui la Reliquia della campana di S. Teodulo), con le figure del Crocefisso, della B.V. Maria ed altri Santi. Notiamo come anche nell'Ossola fosse molto diffusa la devozione a S. Teodulo, protettore dalle insidie diaboliche e dalle influenze malefiche. Dovendo procedere alla fusione di qualche campana gli Ossolani talvolta si procuravano dalla cattedrale della vicina diocesi di Sion qualche frammento della famosa campana di S. Teodulo che, come vuole la leggenda, il Demonio fu costretto a portare, da unire al metallo della nuova fusione.
Una quinta campana si aggiunse nel 1640. Aveva il peso di circa 12 rubbi (kg.98) e portava la scritta: A Fulgure Et Tempestate Libera Nos Domine (Liberaci o Signore dalla folgore e dalla tempesta), con le figure del Crocefisso e della B.V. Maria delle Grazie. L'Inventario del 1649 che ci da tutte queste notizie ci dice che la cella campanaria è in volta e sopra questa c'è una piccola cuspide di legno coperta di lamiera.
I custodi del campanile e delle campane erano pagati dalla comunità senza alcun aggravio per i parroci. Nel giorno della Commemorazione dei Defunti (2 Novembre) percepivano però tré staia di mistura di grano prelevate su quello che in tale occasione i fedeli portavano ai parroci in retribuzione degli Annuali o Uffici dei Defunti che si facevano ogni lunedì, i così detti Lazzaroni, come era costume in molti paesi dell'Ossola (5).
La terza campana fu invece rifusa nel 1653. Recava la scritta: Ne Tradas Bestiis Domine Animas Confitentium Tibi - A.D. 1653 - Vox Domini In Virtute - G. Grande A. Rosso Curatori - Nicolaus Petrus Funditor (Non dare alle bestie o Signore le anime di quelli che confidano in Tè - Anno del Signore 1653 - La voce del Signore è nella forza - G. Grande, A. Rosso curatori - Nicolo Pietro fonditore).
Il vescovo mons. Giulio Maria Odescalchi, nella sua Visita Pastorale del 2 Giugno 1658, volle salire sul campanile di Montecrestese per benedire tutte e cinque le campane in gran parte rinnovate (6). Non contenti del loro bei campanile e di un invidiabile concerto di campane gli uomini di Montecrestese pensarono di dare alla loro torre campanaria maggiore altezza dotandola di una guglia di disegno più moderno che la rendesse ancora più slanciata. Infatti dopo il 1650, in una data non precisata perché il documento non la porta, i parroci, i fabbricieri e curatori della chiesa parrocchiale unitamente ai sindaci della comunità fanno un contratto con il capomastro Giacomo Prati di Alagna per la fabbrica della guglia del campanile, al prezzo di 500 lire imperiali e 15 brente di vino.
Il materiale sarà fornito ai muratori a livello del ponte alla quota della cella campanaria.
La vecchia guglia coperta di lamiera venne tolta e finalmente il campanile di Montecrestese ebbe la forma attuale con la tipica cuspide (7). Mi pare interessante la descrizione che di questa guglia fanno i compilatori dell'Inventario del 14 Dicembre 1690, i curati don Giovanni Antonio Andreoli e don Giovanni Battista Casamagnago: Sopra le campane vi è la sua volta e sopra questa la sua guglia di pietra e calcina, acuminata, cartellata e ben alta con una croce di ferro alta, nel pomo della quale vi sono Reliquie di diversi Santi, in particolare S. Onorio, S. Clemente, S. Fausto, S. Vincenzo, S. Callinico, S. Giacinto e S. Fiorenza, legato con due cerchi in croce che hanno toccato quella sacra Reliquia della S. Croce (8).
L'uso di porre delle SS. Reliquie sulle punte dei campanili, nei fondamenti di alcune costruzioni, nelle else delle spade, nelle prore delle navi ed in ogni oggetto che si voleva garantire dalla rovina era finalizzato a ottenere la protezione dei Santi a cui tali SS. Reliquie appartenevano ed erano in un certo senso posti direttamente a contatto con quegli elementi naturali dai quali poteva temersi tale distruzione.
Si trattava dunque di una funzione eminentemente apotropaica mai disattesa dalla devozione popolare.
Attorno all'anno 1700 il campanile di Montecrestese fu dotato di un orologio che è ricordato la prima volta nella Visita Pastorale del 1717. Era privo di quadrante e semplicemente collegato con la campana maggiore per mezzo della quale dava il segnale orario. L'introduzione dei quadranti sui campanili ossolani è piuttosto recente giacché ci si orientava, sia di giorno che di notte, piuttosto sul tocco delle campane che sulla ispezione diretta del quadrante, non sempre e facilmente visibile. Di notte poi, mancando un facile mezzo di illuminazione, si adottava analogo sistema. Questo orologio durò fino al 1878, allorché venne sostituito da altro più moderno.
Il concerto di cinque campane, benedetto nel 1658 da mons. Odescalchi durò fino al primo decennio del nostro secolo. L'idea di un nuovo concerto più moderno e più ricco di possibilità musicali venne al parroco don Giuseppe Calandra nel 1905 e fu accettata con entusiasmo da tutto il popolo di Montecrestese.
Per la sua realizzazione furono utilizzati fondi della fabbriceria della chiesa parrocchiale, della Compagnia del SS. Sacramento e di tutti gli Oratori della parrocchia. Tutti i parrocchiani furono invitati a contribuire e perfino i montecrestesani "americani", cioè emigrati in Argentina, furono raggiunti dall'appello di don Calandra, il quale lasciò memoria minuziosa e precisa di ogni offerta e di ogni spesa nell'Archivio parrocchiale.
Le persone private contribuirono generosamente, primo fra tutti l'avvocato Gian Battista Palletta con 1000 lire. L'amministrazione comunale inizialmente si limitò a fare a don Calandra molti auguri per la riuscita dell'impresa e solo alla fine si decise per il modesto contributo di 200 lire. Fu conservata la campana maggiore del concerto precedente, portante la data 1587, che aveva il notevole peso di 13 quintali; tutte le altre furono tolte e con l'aggiunta di altro metallo la Ditta Barigozzi di Milano compose un nuovo concerto di altre sette campane per formare l'intera scala musicale.
Il trasporto delle campane, la benedizione, il loro sollevamento ed il primo armonioso concerto fu un avvenimento che creò entusiasmo ed orgoglio "campanilistico" in tutti i montecrestesani. La strada carreggiabile che ora raggiunge la chiesa per diramare nelle varie frazioni era ancora nel divenire e fu necessario far salire lentamente lungo la mulattiera dal Groppo alla chiesa e sotto il campanile a forza di braccia i pesanti e preziosi bronzi per poi issarli nella cella campanaria.
Il castello delle campane fu fatto con il legno di noce stagionatissimo di un antico torchio per uve offerto dalla frazione Alloggio. Non ci furono durante queste pericolose operazioni realizzate a forza di braccia ne inconvenienti ne disgrazie. Così ancora una volta il buon popolo di Montecrestese, tutto unito, fece opera grandiosa e invidiabile.
Le otto campane che albergano nella bellissima torre campanaria sono perfettamente intonate. Ma per comprenderne il valore e ed il significato diamo qualche notizia su ciascuna di esse, giacché ogni campana non emette solo un suono, ma diffonde anche un messaggio al popolo ed una preghiera che lo accompagna, messaggio e preghiera che intendono penetrare ogni angolo dell'atmosfera, sacralizzandola. Per questo le campane sono benedette ed il loro uso è eminentemente religioso, un modo di onorare Dio. Le parole incise su ciascuna di esse, le immagini in rilievo, lo precisano chiaramente:
I (18 q.) "DO": Assumpta est Maria - Benedicat nos cum prole pia (Maria fu assunta, benedica noi con la pia prole) - Ostensorio - Due mani con ramo d'ulivo - S. Giuseppe - S. Gaudenzio.
II (15 q.) "RÈ": Quasi cedrus exaitata sum in Libano (sono elevata come un cedro del Libano) - S. Fabiano - S. Sebastiano.
III (13 q.) "MI": 1587, già descritta precedentemente.
IV (10 q.) "FA": Quasi palma exaitata sum in Cades (sono elevata come una palma in Cades) - S. Crocefisso - B.V. del Rosario - S. Pietro - S. Paolo.
V (8 q.) "SOL": Quasi oliva speciosa in campis (Come un bell'olivo nelle campagne) - S. Cecilia - S. Lucia - S. Anna - l'immacolata.
VI (6 q.) "LA": XPS vincit XPS regnat XPS imperai (Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera) - S. G. Battista - S. Marco - S. Barnaba - S. Lorenzo.
VII (4 q.) "SI": Ab omni malo nos defende Domine (Difendici o Signore da ogni male) - Sacra Famiglia - S. Rocco - Sacro Cuore - S. Cristoforo.
VIII (2 q.) "DO": Laudate pueri Dominum (Fanciulli lodate il Signore) - Angelo custode - Gesù con i fanciulli - S. Arialdo - S. Luigi Gonzaga.
Così imponente opera, senza computare il lavoro gratuito per la raccolta dei fondi ed il trasporto, costò in spese vive oltre 16.000 lire. Assicuratesi dell'assenso e dell'entusiasmo della sua gente, don Calandra aveva ottenuto dal Vescovo in data 16 Febbraio 1906 l'autorizzazione a prelevare per il nuovo concerto denaro dalle fabbri- cerie della chiesa parrocchiale e degli Oratori, e si era già in grado di fare un contratto con la ditta Barigozzi. La domenica 14 Giugno 1908 il concerto in DO grave fu inaugurato con feste religiose, musiche, luminarie, lancio di palloni aerostatici e razzi, che durarono anche il giorno seguente.
Nella sua relazione don Calandra scrive: La grandiosa opera del concerto di campane è riuscita. Se gli antenati procurarono con sacrifici e grandi spese un magnifico campanile che forma l'ammirazione dei passeggieri, ora si è procurato anche il decoro dotandolo di un armonioso concerto. Quest'opera già da tempo desiderata e invocata solo ora si è potuto compire, perché altre spese rilevanti si ebbero nella splendida parrocchia. Maturato il disegno si tenne parola con le autorità civili e dei vari enti religiosi. Tutti corrisposero con lodevole slancio unitamente a quelli che si trovano in America, sichè in breve fu messa assieme la somma necessaria.
L'armonia luminosamente appare nella entusiastica e poetica operazione di trasporto e posizione del concerto. La prudenza e più che tutto la protezione speciale del Signore ottennero che non si dovesse lamentare neanco la più piccola disgrazia (9). Più recentemente, nel 1984, fu aggiustata la cuspide del campanile, dotandolo di parafulmine; nel 1990 fu rinnovato il castello delle campane, dotandole di sistema automatico meccanico-elettronico con congrue adattamento all'orologio. Per quest'opera, realizzata con le libere offerte della comunità, contribuì singolarmente Achille Dresco, figura caratteristica e patetica di campanaro, innamora- to della musica, che morendo lasciò la generosa offerta di tutti i suoi averi a questo scopo, meritandosi il ricordo riconoscente dei montecrestesani che ne hanno ascoltato per tanto tempo le melodie. Il campanile di Montecrestese è in posizione tale da poter essere visibile da tutta la conca centrale ossolana. E' anche il più elevato delPOssola, raggiungendo l'altezza complessiva di m.67.50. Il suono dei suoi concerti si spande melodioso su tutta la valle.
L'Inventario del 18 dicembre 1617 compilato dal rettore don Antonio de Giuli, descrive per la prima volta anche le campane poste sul campanile della chiesa parrocchiale. Erano quattro: la maggiore recava la scritta: Mentem Sanctam Spontaneam, Honorem Deo, Patriae Liberationem - Sancta Maria Ora Pro Nobis - Petrus Bullanius De Lorena Fecit 1587 (invito alla preghiera spontanea per onorare Dio e liberare la Patria - Santa Maria prega per noi - Pietro Bullanio di Lorena fece nel 1587), con le figure in rilievo dell'Eterno Padre e dei Santi Pietro, Paolo, Filippo, Lorenzo, della B. Vergine Maria con il Bambino in braccio, il Crocefisso, S. Sebastiano e S. Stefano. Pesava 180 rubbi (kg.1476 circa). La seconda, del peso di circa 90 rubbi (kg.738), decorata con figure non ben identificabili e con un Crocefisso in rilievo, portava la scritta: Christus Rex venit In Pace - 1546 (Cristo rè viene nella pace - 1546).
La terza, del peso di circa 25 rubbi (kg.205) recava la scritta: Christus Regnai - Christus Imperai - Christus ab omni malo nos defendat - Petrus Bulla- niusFecit 1587 Cristo regna, Cristo impera, Cristo ci difenda da ogni male. Pietro Bullanio fece nel 1587) . La quarta, del peso di soli 10 rubbi (kg.82) non aveva data e recava la scritta: A ve Maria Gratta Piena (Ave Maria piena di grazia)(4).
Nonostante il campanile romanico fosse una bellissima e solida costruzione, gli uomini di Montecrestese sul principiare del secolo XVI decisero di rinnovare insieme alla chiesa anche il campanile secondo un più moderno disegno. La data precisa non ci è nota, ma si presume che, per l'analogia costruttiva che esso presenta con altre costruzioni del genere come il campanile di Crodo, di Baceno e di Craveggia, esso sia opera di maestri muratori valsesiani che lo costruirono nei primi decenni del secolo XVI. Man mano che il nuovo campanile andava innalzandosi attorno all'antico, questo rimase in funzione fino a quando dalla cella campanaria inferiore le campane furono installate in quella superiore. Il campanile nuovo non crebbe tuttavia in un unico slancio costruttivo.
La cella campanaria venne inizialmente portata a livello dei grandi finestroni ad arco acuto che si trovano al di sotto del primo cordolo. Fino a questa altezza la muratura e in particolare il paramento esterno mostra una notevole e bella uniformità nelle misure dei blocchi di sarizzo squadrato, nella regolarità dei corsi e per il fatto che ogni blocco presenta al centro della faccia esterna un piccolo incavo che, pur avendo anche una spiegazione tecnica circa il modo con cui veniva issato al livello d'opera, crea nell'insieme un elemento decorativo che invece non troviamo al di sopra di questa altezza. La nuova torre campanaria accimava con una cuspide di modeste dimensioni, di cui nulla possiamo dire. In seguito l'innalzamento del campanile fu ripreso con la costruzione del tratto che porta fino alla cimasa della cella campanaria attuale.
La data 1603 scolpita su un massello marmoreo che fa da chiave dell'arco posto ad oriente ci dice l'epoca in cui questa aggiunta fu fatta. Si ebbe cura in questo innalzamento di mantenere un identico paramento murario così che la costruzione presenta una bella omogeneità. Il nuovo campanile ebbe una cella campanaria in volta e per copertura una cuspide di lamiera, probabilmente a forma di cipolla, entrata in uso sul finire del secolo XVI. La definitiva posa delle campane sulla nuova torre avvenne qualche anno dopo nel 1637, anno in cui furono anche chiuse le finestre ad arco acuto della precedente cella campanaria.
La data 1637 è segnata appunto internamente sul muro a oriente. In quella occasione si pensò anche di rifondere alcune campane. Fu in particolare rifusa la seconda campana e portata al peso di 95 nibbi (kg.779). Su di essa era la scritta: Precibus Et Meritis B. V. Mariae Et Sancii Theoduli Liberei Nos Deus a Fulgure Et Tempestate" Anno Domini 1637 Die 10 Mensis Junii - Reliquia Campanae S. Theoduli hic Imposita Est (Per le preghiere ed i meriti della B. V. Maria e di S. Teodulo ci liberi Dio dalla folgore e dalla grandine.
Nell'anno del Signore 1637, 10 del mese di Giugno, fu posta qui la Reliquia della campana di S. Teodulo), con le figure del Crocefisso, della B.V. Maria ed altri Santi. Notiamo come anche nell'Ossola fosse molto diffusa la devozione a S. Teodulo, protettore dalle insidie diaboliche e dalle influenze malefiche. Dovendo procedere alla fusione di qualche campana gli Ossolani talvolta si procuravano dalla cattedrale della vicina diocesi di Sion qualche frammento della famosa campana di S. Teodulo che, come vuole la leggenda, il Demonio fu costretto a portare, da unire al metallo della nuova fusione.
Una quinta campana si aggiunse nel 1640. Aveva il peso di circa 12 rubbi (kg.98) e portava la scritta: A Fulgure Et Tempestate Libera Nos Domine (Liberaci o Signore dalla folgore e dalla tempesta), con le figure del Crocefisso e della B.V. Maria delle Grazie. L'Inventario del 1649 che ci da tutte queste notizie ci dice che la cella campanaria è in volta e sopra questa c'è una piccola cuspide di legno coperta di lamiera.
I custodi del campanile e delle campane erano pagati dalla comunità senza alcun aggravio per i parroci. Nel giorno della Commemorazione dei Defunti (2 Novembre) percepivano però tré staia di mistura di grano prelevate su quello che in tale occasione i fedeli portavano ai parroci in retribuzione degli Annuali o Uffici dei Defunti che si facevano ogni lunedì, i così detti Lazzaroni, come era costume in molti paesi dell'Ossola (5).
La terza campana fu invece rifusa nel 1653. Recava la scritta: Ne Tradas Bestiis Domine Animas Confitentium Tibi - A.D. 1653 - Vox Domini In Virtute - G. Grande A. Rosso Curatori - Nicolaus Petrus Funditor (Non dare alle bestie o Signore le anime di quelli che confidano in Tè - Anno del Signore 1653 - La voce del Signore è nella forza - G. Grande, A. Rosso curatori - Nicolo Pietro fonditore).
Il vescovo mons. Giulio Maria Odescalchi, nella sua Visita Pastorale del 2 Giugno 1658, volle salire sul campanile di Montecrestese per benedire tutte e cinque le campane in gran parte rinnovate (6). Non contenti del loro bei campanile e di un invidiabile concerto di campane gli uomini di Montecrestese pensarono di dare alla loro torre campanaria maggiore altezza dotandola di una guglia di disegno più moderno che la rendesse ancora più slanciata. Infatti dopo il 1650, in una data non precisata perché il documento non la porta, i parroci, i fabbricieri e curatori della chiesa parrocchiale unitamente ai sindaci della comunità fanno un contratto con il capomastro Giacomo Prati di Alagna per la fabbrica della guglia del campanile, al prezzo di 500 lire imperiali e 15 brente di vino.
Il materiale sarà fornito ai muratori a livello del ponte alla quota della cella campanaria.
La vecchia guglia coperta di lamiera venne tolta e finalmente il campanile di Montecrestese ebbe la forma attuale con la tipica cuspide (7). Mi pare interessante la descrizione che di questa guglia fanno i compilatori dell'Inventario del 14 Dicembre 1690, i curati don Giovanni Antonio Andreoli e don Giovanni Battista Casamagnago: Sopra le campane vi è la sua volta e sopra questa la sua guglia di pietra e calcina, acuminata, cartellata e ben alta con una croce di ferro alta, nel pomo della quale vi sono Reliquie di diversi Santi, in particolare S. Onorio, S. Clemente, S. Fausto, S. Vincenzo, S. Callinico, S. Giacinto e S. Fiorenza, legato con due cerchi in croce che hanno toccato quella sacra Reliquia della S. Croce (8).
L'uso di porre delle SS. Reliquie sulle punte dei campanili, nei fondamenti di alcune costruzioni, nelle else delle spade, nelle prore delle navi ed in ogni oggetto che si voleva garantire dalla rovina era finalizzato a ottenere la protezione dei Santi a cui tali SS. Reliquie appartenevano ed erano in un certo senso posti direttamente a contatto con quegli elementi naturali dai quali poteva temersi tale distruzione.
Si trattava dunque di una funzione eminentemente apotropaica mai disattesa dalla devozione popolare.
Attorno all'anno 1700 il campanile di Montecrestese fu dotato di un orologio che è ricordato la prima volta nella Visita Pastorale del 1717. Era privo di quadrante e semplicemente collegato con la campana maggiore per mezzo della quale dava il segnale orario. L'introduzione dei quadranti sui campanili ossolani è piuttosto recente giacché ci si orientava, sia di giorno che di notte, piuttosto sul tocco delle campane che sulla ispezione diretta del quadrante, non sempre e facilmente visibile. Di notte poi, mancando un facile mezzo di illuminazione, si adottava analogo sistema. Questo orologio durò fino al 1878, allorché venne sostituito da altro più moderno.
Il concerto di cinque campane, benedetto nel 1658 da mons. Odescalchi durò fino al primo decennio del nostro secolo. L'idea di un nuovo concerto più moderno e più ricco di possibilità musicali venne al parroco don Giuseppe Calandra nel 1905 e fu accettata con entusiasmo da tutto il popolo di Montecrestese.
Per la sua realizzazione furono utilizzati fondi della fabbriceria della chiesa parrocchiale, della Compagnia del SS. Sacramento e di tutti gli Oratori della parrocchia. Tutti i parrocchiani furono invitati a contribuire e perfino i montecrestesani "americani", cioè emigrati in Argentina, furono raggiunti dall'appello di don Calandra, il quale lasciò memoria minuziosa e precisa di ogni offerta e di ogni spesa nell'Archivio parrocchiale.
Le persone private contribuirono generosamente, primo fra tutti l'avvocato Gian Battista Palletta con 1000 lire. L'amministrazione comunale inizialmente si limitò a fare a don Calandra molti auguri per la riuscita dell'impresa e solo alla fine si decise per il modesto contributo di 200 lire. Fu conservata la campana maggiore del concerto precedente, portante la data 1587, che aveva il notevole peso di 13 quintali; tutte le altre furono tolte e con l'aggiunta di altro metallo la Ditta Barigozzi di Milano compose un nuovo concerto di altre sette campane per formare l'intera scala musicale.
Il trasporto delle campane, la benedizione, il loro sollevamento ed il primo armonioso concerto fu un avvenimento che creò entusiasmo ed orgoglio "campanilistico" in tutti i montecrestesani. La strada carreggiabile che ora raggiunge la chiesa per diramare nelle varie frazioni era ancora nel divenire e fu necessario far salire lentamente lungo la mulattiera dal Groppo alla chiesa e sotto il campanile a forza di braccia i pesanti e preziosi bronzi per poi issarli nella cella campanaria.
Il castello delle campane fu fatto con il legno di noce stagionatissimo di un antico torchio per uve offerto dalla frazione Alloggio. Non ci furono durante queste pericolose operazioni realizzate a forza di braccia ne inconvenienti ne disgrazie. Così ancora una volta il buon popolo di Montecrestese, tutto unito, fece opera grandiosa e invidiabile.
Le otto campane che albergano nella bellissima torre campanaria sono perfettamente intonate. Ma per comprenderne il valore e ed il significato diamo qualche notizia su ciascuna di esse, giacché ogni campana non emette solo un suono, ma diffonde anche un messaggio al popolo ed una preghiera che lo accompagna, messaggio e preghiera che intendono penetrare ogni angolo dell'atmosfera, sacralizzandola. Per questo le campane sono benedette ed il loro uso è eminentemente religioso, un modo di onorare Dio. Le parole incise su ciascuna di esse, le immagini in rilievo, lo precisano chiaramente:
I (18 q.) "DO": Assumpta est Maria - Benedicat nos cum prole pia (Maria fu assunta, benedica noi con la pia prole) - Ostensorio - Due mani con ramo d'ulivo - S. Giuseppe - S. Gaudenzio.
II (15 q.) "RÈ": Quasi cedrus exaitata sum in Libano (sono elevata come un cedro del Libano) - S. Fabiano - S. Sebastiano.
III (13 q.) "MI": 1587, già descritta precedentemente.
IV (10 q.) "FA": Quasi palma exaitata sum in Cades (sono elevata come una palma in Cades) - S. Crocefisso - B.V. del Rosario - S. Pietro - S. Paolo.
V (8 q.) "SOL": Quasi oliva speciosa in campis (Come un bell'olivo nelle campagne) - S. Cecilia - S. Lucia - S. Anna - l'immacolata.
VI (6 q.) "LA": XPS vincit XPS regnat XPS imperai (Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera) - S. G. Battista - S. Marco - S. Barnaba - S. Lorenzo.
VII (4 q.) "SI": Ab omni malo nos defende Domine (Difendici o Signore da ogni male) - Sacra Famiglia - S. Rocco - Sacro Cuore - S. Cristoforo.
VIII (2 q.) "DO": Laudate pueri Dominum (Fanciulli lodate il Signore) - Angelo custode - Gesù con i fanciulli - S. Arialdo - S. Luigi Gonzaga.
Così imponente opera, senza computare il lavoro gratuito per la raccolta dei fondi ed il trasporto, costò in spese vive oltre 16.000 lire. Assicuratesi dell'assenso e dell'entusiasmo della sua gente, don Calandra aveva ottenuto dal Vescovo in data 16 Febbraio 1906 l'autorizzazione a prelevare per il nuovo concerto denaro dalle fabbri- cerie della chiesa parrocchiale e degli Oratori, e si era già in grado di fare un contratto con la ditta Barigozzi. La domenica 14 Giugno 1908 il concerto in DO grave fu inaugurato con feste religiose, musiche, luminarie, lancio di palloni aerostatici e razzi, che durarono anche il giorno seguente.
Nella sua relazione don Calandra scrive: La grandiosa opera del concerto di campane è riuscita. Se gli antenati procurarono con sacrifici e grandi spese un magnifico campanile che forma l'ammirazione dei passeggieri, ora si è procurato anche il decoro dotandolo di un armonioso concerto. Quest'opera già da tempo desiderata e invocata solo ora si è potuto compire, perché altre spese rilevanti si ebbero nella splendida parrocchia. Maturato il disegno si tenne parola con le autorità civili e dei vari enti religiosi. Tutti corrisposero con lodevole slancio unitamente a quelli che si trovano in America, sichè in breve fu messa assieme la somma necessaria.
L'armonia luminosamente appare nella entusiastica e poetica operazione di trasporto e posizione del concerto. La prudenza e più che tutto la protezione speciale del Signore ottennero che non si dovesse lamentare neanco la più piccola disgrazia (9). Più recentemente, nel 1984, fu aggiustata la cuspide del campanile, dotandolo di parafulmine; nel 1990 fu rinnovato il castello delle campane, dotandole di sistema automatico meccanico-elettronico con congrue adattamento all'orologio. Per quest'opera, realizzata con le libere offerte della comunità, contribuì singolarmente Achille Dresco, figura caratteristica e patetica di campanaro, innamora- to della musica, che morendo lasciò la generosa offerta di tutti i suoi averi a questo scopo, meritandosi il ricordo riconoscente dei montecrestesani che ne hanno ascoltato per tanto tempo le melodie. Il campanile di Montecrestese è in posizione tale da poter essere visibile da tutta la conca centrale ossolana. E' anche il più elevato delPOssola, raggiungendo l'altezza complessiva di m.67.50. Il suono dei suoi concerti si spande melodioso su tutta la valle.
Tratto da:
Storia di Montecrestese di Tullio Bettamini - Edizione di Oscellana
(Domodossola 1991)
Storia di Montecrestese di Tullio Bettamini - Edizione di Oscellana
(Domodossola 1991)
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