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Domenica 5 Settembre 2010
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COMUNE DI MONTECRESTESE (VB)

Rss
Valle d'Isorno



Oratorio della Beata Vergine Annuciata (Sec. XVII)

Altoggio di tutte le frazioni di Montecrestese fu per molto tempo quella più abitata. C'è quindi da aspettarsi che, essendo anche la più lontana dalla chiesa parrocchiale, abbia provveduto per prima a fornirsi di un proprio Oratorio per soddisfare le richieste della devozione popolare. Ed infatti già mons. Romolo Archinto, visitando Montecrestese nel Maggio del 1582, ricorda l'Oratorio di Alloggio dedicato a S. Giovanni Battista. Le suppellettili erano quelle poverissime che potevano permettersi in quell'epoca i frazionisti di Alloggio: un altare, un messale, una pianeta ed una campanella che possiamo supporre allogata sulla cuspide della facciata (1).
Ne accenna anche il Sinodo di mons. Cesare Spedano nel 1591 che lo indica come semplice oratorio devozionale Oratorium devotionis Altogii (2).
La devozione a S. Giovanni Battista è intimamente collegata con l'attività silvo-pastorale che era preminente ad Alloggio, la frazione più alta di Montecrestese, che aveva alle sue spalle un vasto territorio di boschi e pascoli fino al confine svizzero. S. Giovanni Battista che era vissuto nel deserto era il naturale protettore di questi alpigiani che se ne stavano lunghi mesi, isolati, sulla montagna a pascolare il bestiame a contatto con la natura non sempre amica. Ricordiamo l'usanza di benedire i fiori e le erbe nel giorno di S. Giovanni Battista, portandone parte sugli alpeggi, mescolandoli con il fieno delle bovine per preservarle dalle malattie, bruciandoli in occasione di temporali sulla porta delle baite per allontanare la grandine e i fulmini. Con la festa di S. Giovanni Battista (24 Giugno) iniziava in tutta l'Ossola l'inalpamento. Con la protezione del Santo e la benedizione i pascoli e gli alpeggi si aprivano alle mandrie delle bovine, e non a caso queste passavano a ricevere la benedizione del sacerdote che saliva ad Alloggio e la impartiva solennemente ad esse ed ai fiori nella festa di S. Giovanni Battista (3).
A S. Giovanni Battista in Ossola si associa spesso anche S. Giovanni evangelista, il cui simbolo è il calice in cui guizza un serpe e quindi è invocato come protettore dai serpenti e da tutti i cattivi incontri. Anche la festa di S. Giovanni evangelista (27 Dicembre) è correlata con quella di S. Giovanni Battista, cadendo ambedue in prossimità dei solstizi d'estate e d'inverno rispettivamente. Questo ci fa anche supporre che le due festività ricalchino quelle pagane dedicate al dio Giano (si osservi la non casuale assonanza fra Janos e Johannes) tipiche delle culture contadine. Ed anche ad Alloggio, rispettando probabilmente antichissime tradizioni precristiane, si faceva festa in ambedue queste ricorrenze. Così stabiliscono infatti gli Statuti del 1530 per tutta la comunità di Montecrestese.
Altre occasioni in cui si celebrava nell'Oratorio di Alloggio erano venute man mano fissandosi con il tempo. Negli Atti di Visita pastorale del 1596 si ricorda il legato di stara tre di grano lasciato alla cappella di S. Giovanni Battista di Alloggio con carico di una S. Messa alla settimana, che però da tempo non era stato soddisfatto e che il vescovo mons. C. Bascapè insiste perché sia recuperato in modo che i frazionisti di Alloggio abbiano la consolazione di una celebrazione liturgica ogni settimana, specialmente a vantaggio degli anziani, delle donne e dei bambini che non potevano recarsi alla lontana chiesa parrocchiale (4). Questa trascuratezza aveva i suoi motivi scusanti. C'erano stati anni di grande carestia in tutta l'Ossola, dicevano i parroci, e molti che erano gravati da legati facevano fatica a vivere e la povertà era pressoché generale; era quindi comprensibile che si trascurassero questi obblighi pii stabiliti da generosi oblatori in tempi più prosperi.
La prima descrizione dell'Oratorio di Alloggio si ha negli Atti di Visita pastorale del 12 Settembre 1616 e, meglio, nell'Inventario del 21 Dicembre 1617 che recita così: II suddetto Oratorio è posto in coppo della villa di Alloggio, lontano dalla parrocchiale per strada sempre ascendente et ardua un buon miglio circa. E' posto verso oriente. E' tutto soffittato e dipinto dal mezzo in su di varie immagini vecchie. E' lungo brazza 15 e largo brazza 7. Ha una sola finestra presso l'altare dal lato meridionale con una ferrata. Il Visitatore pastorale aggiunge che è abbastanza ampio, ma molto oscuro; ha il pavimento in piode squadrate, il soffitto in tavole di legno sufficientemente decorato; ha inoltre due porte: la principale a occidente in facciata e la secondaria sul lato meridionale, che si consiglia di chiudere per aprirvi invece una finestra che dia maggior luce all'ambiente. Sopra l'altare vi è una piccola ancona a forma di armadio nella quale vi è la statua lignea della B. Vergine Maria con il Bambino in braccio. Sulle ante di questa ancona, che viene chiusa quando non si celebra alcuna funzione liturgica, è dipinta l'Annunciazione.
L'immagine dei Santi titolari deve essere stata dipinta in- vece sul muro del presbiterio, ai lati dell'ancona con altri affreschi antichi. I curati di Montecrestese si servivano frequentemente di questo Oratorio per soddisfare gli obblighi dei vari legati, ma anche per amministrare occasionalmente i SS. Sacramenti agli infermi del luogo. In quell'epoca (sec.XVI-XVIII) ad Alloggio vivevano infatti in permanenza circa 60 famiglie. Sulla cuspide della facciata dell'Oratorio un campaniletto portava una campanella la cui corda pendeva in mezzo alla porta d'entrata principale (5).
L'antico Oratorio di Alloggio era dunque nello stesso luogo dove si trova quello attuale ed aveva discrete dimensioni: m.9 di lunghezza e m.4.2 di larghezza circa, ma era basso e buio. Non è dunque quello attuale che ha forma più moderna ed anche orientamento diverso, risultando in senso trasversale al primo.
Quando fu fatta la ricostruzione dell'Oratorio di Alloggio?
Negli Atti di Visita pastorale di mons. Pietro Volpio del 21 Giugno 1627 si annota che l'accesso a questo Oratorio è in luogo troppo umido e basso, così che la strada che gli gira attorno si eleva sul livello del pavimento per circa 6 broccia (m. 3.6), così che nel tempo della pioggia, l'Oratorio si riempie di acqua, come fu detto dagli uomini di quel luogo; e vi sono alcuni pronti a dare abbondanti elemosine. E in conformità a queste osservazioni ed alla disponibilità dei frazionisti di Alloggio il Vescovo diede non solo l'assenso, ma l'ordine, di costruire il nuovo Oratorio, esigendo però che, secondo le norme ecclesiastiche, del nuovo edificio si presentasse a lui il disegno per ottenere la necessaria approvazione (6).
L'idea era in verità già nata nella mente degli uomini di Alloggio giacché in data 20 Novembre 1625 essi avevano fatto richiesta di alienare certi beni lasciati in favore dell'Oratorio per ottenere lo spazio necessario all'ingrandimento (7). Sostenuta dal Vescovo e confortata dalle promesse dei più abbienti, la realizzazione di questo progetto fu tuttavia molto lenta. Si presume che il vecchio Oratorio sia stato distrutto solo quando fu, almeno in parte, costruito quello nuovo. Ci duole tuttavia che nella costruzione di questo siano andate perdute le antiche pitture che ne decoravano il presbiterio.
Il disegno del nuovo Oratorio viene approvato con rescritto del 11 Gennaio 1628 e nella richiesta di approvazione si specifica che si vuole costruirlo "in luogo più eminente" al fine ovviamente di evitare i difetti lamentati per quello vecchio (8). Si presume che sia stato completato nella parte muraria poco dopo la licenza data nel Maggio 1633 di abbattere l'Oratorio vecchio per ingrandire il Nuovo (9).
Per il nuovo coro il pittore fiorentino Luigi Reali dipinse nel 1645 il quadro dell'ancona da porsi sopra l'altare. Il resto del corpo dell'Oratorio tardava ad essere finito. Negli Atti di Visita pastorale di mons. G.B. Visconti del Settembre 1690 c'è infatti l'ordine perentorio che gli abitanti di questa villa di Alloggio reducano quanto presto, sotto pena d'interdetto, l'Oratorio alla perfezione (10).
Le strutture murarie erano infatti state completate da tempo, ma mancava l'intonaco e la decorazione. Dalle risposte mandate in seguito dai parroci al Vescovo si deduce che questa sollecitazione ebbe un effetto immediato: si stava provvedendo a dare all'ancona del presbiterio l'alzata barocca attuale e si sistemava il terreno del sagrato (11).
Il Visitatore pastorale salito nel 1717 fino ad Alloggio trova l'Oratorio in ottimo assetto, notando in particolare l'altare con l'ancona lignea che fa da cornice al quadro, la balaustra in legno tornito, l'architrave in legno scolpito supportante il crocefisso, due porte, una in facciata e l'altra su un lato, la campanella in cima al frontespizio.
La Messa vi si celebra mensilmente dai parroci. Nella festa dei Santi titolari si celebra una Messa solenne cantata e nel periodo delle Rogazioni l'Oratorio è frequentato processionalmente da tutta la parrocchia. In questa occasione sul sagrato sono distribuite gratuitamente abbondanti cibarie ai partecipanti (12).
In seguito fu fatta la sacrestia, recintato il sagrato e, nel 1793, il campanile, tolto dalla cuspide della facciata, fu ricostruito sullo spigolo occidentale e dotato di un orologio il cui quadrante sta nel timpano della facciata (13).
L'Oratorio di Altoggio ha un corpo rettangolare coperto da una volta a crociera, in capo al quale, più elevato, si protende il presbiterio, pure di pianta rettangolare, ma di dimensioni leggermente inferiori ed ugualmente coperto da una volta a crociera. Due finestre si aprono nel presbiterio ed altre due nei muri perimetrali del corpo dell'Oratorio. La facciata ripete gli schemi abituali seicenteschi.
La porta centrale sormontata dalla regolamentare raffigurazione del Santo titolare in nicchia riquadrata, è affiancata dalle due finestre devozionali. Sopra si apre la triplice finestra serliana e, più in alto, nel timpano disegnato dal cornicione e dalla linea del tetto in piode, la finestra a croce ripete l'antico motivo delle chiese romaniche. La piccola sacrestia ad Ovest del presbiterio ed il piccolo campanile sullo spigolo della facciata completano la modesta e semplice architettura di questo Oratorio.
Internamente merita attenzione l'altare sormontato da una alzata in legno che si appoggia al muro e serve di cornice al quadro. Da un basamento a cui si attacca l'altare si innalzano, supportate da due pilastrini, due colonne a tortilione che sostengono la trabeazione della cimasa, sui risalti della quale stanno alcuni angioletti, mentre al centro nuvolette e cherubini fanno corona alla colomba dello Spirito Santo. Una cornice esterna con decorazione a foglie di acanto ed angioletti si raccorda con il muro di fondo, mentre un tendaggio sostenuto da angioletti e spiovente da una corona posta sopra il quadro movimenta la cornice.
Questo altare in legno scolpito, dipinto e dorato, è un modesto, ma non banale, lavoro che si deve attribuire alla bottega d'intaglio e scultura facente capo a Pietro Antonio Lanti di Macugnaga ed al suo discepolo Bartolomeo Zanini Piroia di Vagna.
Alla medesima bottega devono essere attribuiti l'architrave del presbiterio ed il crocefisso che lo sovrasta.
Il quadro dell'ancona, una tela dipinta ad olio di discrete dimensioni (m. 2.20x1.50) rappresenta in alto la Madonna delle Grazie con il Bambino in braccio ed in primo piano S. Giovanni Battista e l'apostolo S. Giacomo maggiore. E' strano che qui S. Giacomo compaia in luogo di S. Giovanni evangelista che è il secondo titolare dell'Oratorio. Ma anche la devozione a S. Giacomo, patrono dei pellegrini e di chi viaggia attraverso le montagne, è diffusissima in Ossola e particolarmente a Montecrestese.
L'opera è siglata dal pittore fiorentino Luigi Reali e datata: RL 1645. Il pittore ha probabilmente ripetuto nel quadro la medesima iconografia che già esisteva nel primo Oratorio.
Al sagrato davanti alla facciata si accede mediante una gradinata. Nel muro occidentale dell'Oratorio si nota il vano di una porta semiinterrata, ed ora chiusa, sopra la quale in una breve nicchia rettangolare è affrescata l'immagine di S. Lucia.
Internamente in corrispondenza appare invece l'immagine affrescata di S. Filomena. Ambedue risalgono al 1862 quando l'Oratorio fu ridipinto. La porta a cui qui si accenna è, probabilmente, l'unica traccia rimasta dell'antico Oratorio che aveva proprio lì la sua facciata. Evidentemente nella ricostruzione dell'Oratorio di Altoggio si è provveduto a sbancare il terreno a monte per acquistare spazio sufficiente alla costruzione del presbiterio e togliere l'umidità. Questa però insidia ancora il sacro edificio che sente il bisogno di un intervento più radicale per impedire le infiltrazioni dell'acqua che ne guasta il pavimento. I frazionisti di Altoggio furono sempre devoti del proprio Oratorio e non mancarono durante i secoli di rinnovarvi la suppellettile. Nelle poche occasioni in cui vi si facevano delle funzioni religiose era affollatissimo. Nella "Relazione della parrocchia di Montecrestese" fatta dai parroci ed inviata al Vescovo nel 1880 viene anche fatto un particolare elogio della frazione di Alloggio e dei suoi abitanti osservando che: Questa è la villa più grossa e più distante dalla chiesa ed i suoi abitanti sono i più pronti e più assidui alla/unzioni parrocchiali (14). Attualmente nell'Oratorio di Alloggio si celebra la S. Messa ogni settimana per la comodità dei frazionisti che sono ancora numerosi.

Tratto da:
Storia di Montecrestese di Tullio Bettamini - Edizione di Oscellana
(Domodossola 1991)



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