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Mercoledì 8 Settembre 2010
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COMUNE DI MONTECRESTESE (VB)

Rss
Valle d'Isorno



Oratorio di San Rocco (Sec. XVII)

L'oratorio di S. Rocco di Naviledo ha chiara origine votiva. Si può supporre che l'occasione sia stata quella della peste del 1513. Lo storico ossolano Giovanni Capis ricorda esplicitamente gli effetti nefasti di essa ed aggiunge che moltissimi furono i privati e le comunità che fecero voti a S. Rocco per essere liberati dal temuto flagello di Dio, voti che stanno all'origine di numerosi Oratori dedicati a quel Santo ed anche a S. Sebastiano.
Di questo voto è rimasta l'eco negli Atti di Visita pastorale del 12 Settembre 1616 in cui si legge esplicitamente: Il detto Oratorio (di Naviledo) fu costruito dagli abitanti della detta villa per un voto fatto a S. Rocco (1). Che poi si tratti del voto seguito alla peste del 1513 si può dedurre dal fatto che proprio negli anni seguenti a questa data se ne intraprende la costruzione. In Archivio Parrocchiale di Montecrestese c'è in proposito la copia in pergamena del testamento fatto il 7 Agosto 1528 da Bartolomeo fu Giovanni di Bartolomeo di Guglielmo di Lossio (Losso) di Montecrestese il quale, oltre ad un legato all'altare di S. Giovanni Battista nella chiesa parrocchiale, lascia al costruendo oratorio o cappella di S. Rocco di Naviledo quattro scudi d'oro, con riserva che, se invece il medesimo testatore dovesse dare il terreno ed il materiale per la costruzione di detta cappella, in tal caso sarebbe esentato dal versamento dei quattro scudi d'oro di legato (2).
E' quindi probabile che si sia tardato qualche anno a soddisfare il voto e che, dopo il 1528, sia stato compiuto con la costruzione dell'Oratorio. Di esso tuttavia non si parla ne negli Atti di Visita pastorale del 1582, ne nel Sinodo di mons. C. Spedano del 1591.
Il motivo di questo silenzio è con ogni probabilità da individuare nel fatto che, trattandosi di un Oratorio anteriore al Concilio di Trento e non in accordo con i canoni della fabbrica ecclesiastica dal medesimo stabiliti, privo anche delle necessarie suppellettili e quindi non alla forma, non poteva essere utilizzato per la celebrazione della Messa.
E' infatti proprio per i motivi sopra accennati che mons. Carlo Bascapè nella sua Visita pastorale del 1596 lo interdisse esplicitamente, esortando tuttavia i fabbricieri a provvedere le necessario suppellettili ed i debiti ornamenti all'altare, al fine di restituirlo all'uso liturgico. Quest'ordine fu subito eseguito. Ne è la riprova il devoto affresco rappresentante S. Matteo apostolo, fatto dipingere da Matteo Boglio, come recita l'iscrizione: Mateo fq. Ja. Boglio ha f. pingere questa imagine - 1609 (3).
Negli Atti di Visita pastorale del 12 Settembre 1616 il Visitatore ce ne da una breve descrizione. L'Oratorio è orientato con il coro verso settentrione; è abbastanza grande per una popolazione che, comprendendo Naviledo superiore ed inferiore, assommava allora a 40 famiglie; è pavimentato; ha un soffitto in tavole di legno ben lavorate e connesse; le pareti sono però rustiche; ha solo due finestre che affiancano la porta maggiore, difese da ferratelle. L'altare è ben fatto e cinto da una balaustra di legno. La parete a cui l'altare si appoggia è tutta ornata di vari dipinti di buona fattura {satis eleganti manu depinctis).
Un piccolo campanile sormonta, al centro, la facciata e la corda della campanella pende proprio in mezzo alla porta di entrata.
Si osserva che l'Oratorio, sospeso da mons. Bascapè, potrebbe essere rimesso in funzione, giacché gli uomini di Naviledo hanno tutte le buone intenzioni di dotarlo delle necessarie suppellettili. Si registra anche un legato di sei Messe all'anno fatto da certo Giovanni di Giacomo di Giovanni di Naviledo, adempiuto in quell'epoca dai curati della chiesa parrocchiale e che apparteneva inizialmente ad una cappella campestre, costruita in volta, detta "Cappella della Crocetta", nella quale da tempo più non si celebrava ed il cui altare doveva essere tolto.
Nel 1616 l'Oratorio di S. Rocco di Naviledo ha un curatore ed è già stato predisposto un cospicuo lascito testamentario da parte di Maria fu Antonio Mirelli vedova di Giacomo Antonio, la quale, allo scopo di assicurare il fondo necessario per farvi celebrare dodici Messe all'anno, con atto del 4 Febbraio 1616, elegge l'Oratorio suo erede universale. Nel 1621 Antonio Guglielmini di Naviledo fonda un legato di due Messe ogni anno in perpetuo e nel 1635 Maria Bionda di Naviledo un altro di quattro Messe cantate all'anno nell'Oratorio (4).
Negli Atti di Visita pastorale del 21 giugno 1627 l'Oratorio di Naviledo ci è nuovamente descritto. E' posto verso settentrione, è abbastanza ampio, isolato, pavimentato con piode squadrate, ma con le pareti ancora da imbiancare; ha una sola porta sulla facciata con due finestre ai lati ed un'altra finestra munita di vetri nella parete orientale; c'è sempre la campanella sul frontespizio e la corda che pende internamente in mezzo alla porta. La parete a cui si appoggia l'altare è sufficientemente dipinta con sacre immagini rappresentanti la B. Vergine Maria, S. Giovanni Battista e S. Rocco (5). Queste pitture poste sul muro di fondo dell'Oratorio sono andate perdute a causa della forte umidità a cui era soggetto. In loro sostituzione fu posto sopra l'altare un quadro.
Negli Atti di Visita pastorale del 1641 abbiamo la descrizione di questo quadro. Vi è raffigurata la B. Vergine delle Grazie con alcuni angeli. Mancava all'Oratorio una sacrestia e viene notata con preoccupazione la grande umidità dovuta al terreno incombente ed elevato a cui si appoggiavano le pareti settentrionale ed orientale con conseguenti infiltrazioni di acqua. Aggiunge però il Visitatore che gli uomini di Naviledo desiderano di aggiungere una cappella in testa all'Oratorio e per questo hanno chiesto facoltà (6).
A queste intenzioni degli uomini di Naviledo si affiancarono altre proposte di interventi più radicali per ricostruire in pratica l'Oratorio. La ricostruzione progettata si fece, ma anche in questo caso, in tempi lunghi. L'inventario del 12 Giugno 1652, fatto dal parroco don Antonio Alberti ci dice che l'unica parte nuova "fatta alla forma" prescritta era il coro o presbiterio, posto sempre verso mezzanotte e fatto in volta con due finestre ai lati. Sopra l'altare vi è un quadro nuovo rappresentante la B. Vergine delle Grazie con alcuni cherubini, S. Rocco e S. Giovanni Battista. Il resto dell'Oratorio è "ancora all'antica" e riceve luce solo dalle due finestre devozionali in facciata. Sopra la porta, in piccola lunetta, è dipinta l'immagine del crocefisso fra S. Rocco e S. Sebastiano , conservatesi fino ai giorni nostri. Aggiunge don Alberti che l'idea di ristrutturare questo Ora- torio non era tramontata perché "si vede qualche principio d'esser rimodernato" (7).
Ed effettivamente la buona gente di Naviledo negli anni seguenti mise in atto l'antico proposisto e diede miglior forma al corpo dell'Oratorio di S. Rocco. L'iscrizione incisa sull'architrave della porta: SANTO ROCCO CONFESSORI - 1653 ce lo conferma. Nella Visita pastorale dell'8 Settembre 1690 l'Oratorio appare nella forma attuale. Erano stati innalzati i muri perimetrali, fu coperto da una volta in muratura e nuovo tetto in piode. Mancava solo la sacrestia e una degna cornice al quadro sopra l'altare. Negli ordini seguiti a questa visita del 1690 si esorta a provvedervi ed anche a procedere ad un radicale intervento per eliminare il pericolo delle infiltrazioni di acqua da monte, canalizzando il deflusso attorno al sacro edificio (8).
Dagli Atti di Visita pastorale del 19 Luglio 1762 risulta che per un lascito da certi fratelli Leonardi si sarebbe potuto istituire una cappellania nell'Oratorio, ma era pendente una lite fra gli eredi davanti al Tribunale di Torino e in seguito non se ne fece nulla.
Frattanto l'Oratorio ebbe qualche miglioria. Fu addossata al fondo del presbiterio una alzata in stucco con colonne a tortilione e decorazioni varie per incorniciare il quadro dell'ancona; l'altare ebbe un bei palliotto in pasticca policroma; il campaniletto fu tolto dalla cuspide della facciata e ricostruito sullo spigolo laterale nel 1771. La campanella porta la data 1703. La sacrestia fu costruita nel 1793 (9).
Nell'ultimo ventennio si è provveduto ad una nuova pavimentazione dell'Oratorio ed alla fattura di un intero corredo di banchi nuovi. Purtroppo ebbe anche la visita dei ladri sacrileghi che privarono l'altare di parte dei suoi ornamenti lignei. Resta ancora depositata nell'Oratorio la vecchia pompa antincendio che i 43 frazionisti di Alteno e Naviledo avevano acquistato con il contributo personale di L. 150 ciascuno. L'elenco stampato è appeso sul muro dell'Oratorio a fianco di questo "reperto archeologico moderno" e porta la data 20 Novembre 1926.
La presenza a fianco dell'Oratorio di un ruscello, spesso intasato, che sottopassa la sacrestia mette in pericolo la costruzione nei periodi di intense precipitazioni. Ma i danni maggiori provengono dal trascorrere di anni senza che il sacro edificio sia aperto al culto. Gli Oratori infatti sono come le case di abitazione: deperiscono quando non si usano per lo scopo per cui furono costruite.

Tratto da:
Storia di Montecrestese di Tullio Bettamini - Edizione di Oscellana
(Domodossola 1991)



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