Oratorio della Beata Vergine Annuciata (Sec. XVII)
Nella frazione Giosio, in epoca imprecisata, ma anteriormente al secolo XVII, sorse una cappella dedicata alla B. vergine Maria. Non se ne è trovata traccia finora nei documenti e quindi la sua origine non può meglio essere stabilita se non supponendo che anch'essa sia dovuta alla spontanea devozione locale e all'iniziativa di qualche persona pia. Le sue dimensioni, pur essendo ridotte, dovevano tuttavia permettere, almeno saltuariamente, la celebrazione della S. Messa. Si trattava probabilmente di una di quelle costruzioni, aperte sulla facciata, difese solo da una cancellata di legno, coperte da una breve volta a botte in muratura e senza finestre, che il Concilio di Trento dichiarò esplicitamente inagibili per le funzioni liturgiche. Per questo motivo anche quella di Giosio restò per molti anni solo cappella ad orandum.
All'inizio del secolo XVII, con il crescere del fervore religioso nella parrocchia di Montecrestese, nacque anche il desiderio nei frazionisti di Giosio di avere un proprio Oratorio, capace di maggior numero di fedeli e soprattutto fatto "alla forma", cioè in grado di accogliere le celebrazioni liturgiche della S. Messa a vantaggio del popolo circostante.
Il terreno necessario per la costruzione fu gratuitamente ceduto da Domenica, vedova di Pietro Ciucchi, ponendo la condizione che i curatori del costruendo Oratorio facessero poi celebrare una Messa all'anno in perpetuo in suffragio dell'anima sua (1). Questo terreno era aderente alla vecchia cappella e permetteva l'ingrandimento desiderato. Si pensò invece di ricostruirlo ex uovo dandogli un disegno architettonico più moderno. Tutto questo ricaviamo dal documento del 2 Marzo 1639 in cui il Provicario generale E. Tornielli incarica il Provicario foraneo di Domodossola di visitare l'Oratorio della B.V. Annunciata di Giosio che si sta riedificando (quod noviter construitur) e, riscontrando che sia stato costruito nella debita maniera, di benedirlo, e , trovando che sia fornito delle necessarie suppellettili, concedere anche l'autorizzazione a celebrarvi la S. Messa. La visita canonica del Provicario foraneo don Giovanni Bonardi, parroco di Caddo, seguì il 19 Marzo 1639. Dalla relazione appare che l'Oratorio era stato costruito secondo le norme e il disegno già presentato antecedentemente ed approvato.
Mancavano però le suppellettili. Fu fatta quindi la proposta di supplire con i paramenti della chiesa parrocchiale che ne possedeva in abbondanza e, data anche la formale promessa dei frazionisti di dotare l'Oratorio con una congrua stipe per ricavare elemosine sufficienti per sostenere le spese delle regolamentari 12 Messe annue, il Provicario foraneo lo benedisse e concesse l'autorizzazione a celebrarvi la S. Messa (2).
L'assegnazione della dote delle 12 Messe annuali da celebrarsi una ogni mese fu fatta poco dopo e in seguito si aggiunsero altre 5 Messe fondate con lascito testamentario da Giacomo Tedesco di Alteno che mise a disposizione un credito di 150 lire (26 Maggio 1644) (3).
Non si deve però credere che l'Oratorio di Giosio nel 1639 fosse come quello attuale. Si trattava infatti solamente della cappella principale o presbiterio; il resto era tutto da fare. Infatti nella Visita pastorale del 1641 se ne da una sommaria descrizione. E' posto verso oriente; consta di una sola nave, pavimentata; si stanno ancor costruendo le mura perimetrali che avevano raggiunto l'altezza di 7 braccia (m.4.2); mancava il tetto. La cappella del presbiterio invece era costruita in volta, imbiancata e pavimentata; ha un altare appoggiato alla parete di fondo sopra il quale, in una nicchia, c'è una piccola statua della Madonna che serve per ancona provvisoria. Ha suppellettili sufficienti per celebrarvi la S. Messa. Sulla sommità del presbiterio c'è anche un piccolo campanile a vela con campanella che dovrebbe essere quella attuale, datata 1638. L'Oratorio ha una discreta dote di beni stabili con un reddito di circa 18 lire annue. Due fabbricieri eletti dagli uomini di Giosio provvedono alla cura dell'Oratorio ed al compimento della sua costruzione (4).
La cappella o presbiterio, chiusa da un semplice assito, attendeva di riunirsi al corpo dell'Oratorio. Negli anni seguenti fu dato effettivo compimento alla costruzione dei muri perimetrali e della volta coperta da un robusto tetto in piode. La data incisa sull'architrave della porta principale - 1650 - è probabilmente anche quella che scandisce il compimento della parte muraria.
Nella Visita pastorale del 3 Giugno 1658, fatta da mons. Giulio Maria Odescalchi, l'Oratorio appare ormai completo. Sopra l'altare come ancona vi è il bei quadro che raffigura la B. Vergine Annunciata, uscito dalla bottega del pittore fiorentino Luigi Reali (5). Sull'arco del presbiterio, come era di norma, fu posto l'architrave in legno dipinto e dorato supportante il crocefisso. La scritta 1665 Die xxi Jullius (sic!), posta sul retro ci informa sul tempo in cui fu posto.
Nella minuziosa Visita pastorale dell'8 Settembre 1690, fatta da mons. G.B. Visconti si nota anche la cornice in legno dipinto e dorato del quadro posto sopra l'altare, indubbiamente di scuola ossolana. Il Vescovo consiglia ai fabbricieri di acquistare una casa davanti all'Oratorio per poi abbatterla e dare respiro al medesimo, ricavando una piccola piazza-sagrato, attorno alla quale saranno in seguito disposti dei sedili in pietra, dove useranno raccogliersi i capifamiglia della frazione per trattare gli affari comunitari. Avendo poi constatato il danno ai paramenti sacri dalle infestazioni dei topi, consiglia la costruzione di una sacrestia (6).
L'Inventario dell'Oratorio fatto dal fabbriciere Pietro Ciucchi il 5 Maggio 1719 accenna alla costruzione della sacrestia, del campaniletto posto in facciata sullo spigolo destro di chi la guarda e alla sistemazione della piazzetta antistante l'Oratorio (7).
Successivamente, come appare dalla Relazione della Parrocchia di Montecrestese fatta dal parroco il 4 Febbraio 1793, si venne nell'idea di spostare il campanile sullo spigolo opposto o, meglio, farne uno nuovo di miglior disegno, dotandolo anche di orologio. Ciò avvenne in quello stesso anno, come appare dalla iscrizione incisa sul blocchetto di marmo posto in chiave di volta dell'arco del campaniletto: Giacomo Antonio Capitani Curatore F.F. 1793. L'orologio in verità fu solo graffito sul muro del campanile e, invece, il meccanismo con relativo quadrante fu posto in basso sulla facciata dell'Oratorio e, collegato con la campanella del campanile, batteva le ore dando il tempo al vicinato (8).
Nella sua forma attuale l'Oratorio di Giosio è costituito di una cappella rettangolare in funzione di presbiterio, coperta da una,volta a vele e separata dal corpo dell'Oratorio, che ha dimensioni leggermente maggiori, mediante una balaustra. Sopra l'altare vi è il quadro dell'Annunciata, attribuito, come si è detto al Reali, ma bisognoso di un attento restauro per essere riportato alla primitiva bellezza. Il presbiterio è illuminato da una finestra a Sud e da un'altra semicircolare, al centro, sopra il cornicione ad Est. Il corpo dell'Oratorio riceve luce da due finestre laterali unitamente a quelle della facciata. Questa ripete la solita architettura degli Oratori con una porta centrale affiancata dalle due finestre devozionali, con altra, semicircolare, nel timpano. Tré piccoli affreschi sulla facciata rappresentano in altrettante nicchie rettangolari: l'Annunciazione , al centro, con ai lati S. Giovanni Battista e S. Antonio da Padova. Anche questi affreschi possono essere attribuiti al pittore L. Reali che qui ripete temi e modi trattati in altre sue opere e quindi facilmente attribuibili.
Meritano solo un cenno le mediocrissime tele appese all'interno dell'Oratorio, rappresentanti alcuni "misteri" della vita della B.V. Maria: La Visita a S. Elisabetta, La Nascita di Gesù, La Presentazione di Gesù al Tempio, la Disputa di Gesù fra i dottori , in cui compare anche la scritta del curatore che le fece eseguire e la data: Giuseppe de Oro curadore F.F. 1777 . Alle pareti è anche appesa una Via Crucis posta nel 1848.
Nella costruzione della sacrestia si ebbe l'accortezza di ricavare un cantinotto sottostante che serviva un tempo come deposito delle offerte in natura fatte all'Oratorio. Attualmente questo ambiente risulta pieno di macerie e non procura certo alcun vantaggio alla salubrità del resto della costruzione che, oltre tutto, soffre anche delle vibrazioni indotte dal passaggio di pesanti automezzi in transito sulla strada vicina. La sacrestia, a cui si accede dal presbiterio salendo alcuni gradini, ha solo un modesto armadio di larice del '600 e poche suppellettili. Recentemente fu sostituito l'antico pavimento in piode con altro, incongruo, in piastrelle cementizie.
Anche l'antico orologio meccanico posto sulla facciata ha avuto il suo sostituto con altro elettrico che continua il suo compito di dare il tempo al vicinato.
L'Oratorio di Giosio si apre solo in rare occasioni. La festa che un tempo si celebrava il giorno 25 Marzo in onore dell'Annunciata, si rimanda al lunedì di Pasqua.
All'inizio del secolo XVII, con il crescere del fervore religioso nella parrocchia di Montecrestese, nacque anche il desiderio nei frazionisti di Giosio di avere un proprio Oratorio, capace di maggior numero di fedeli e soprattutto fatto "alla forma", cioè in grado di accogliere le celebrazioni liturgiche della S. Messa a vantaggio del popolo circostante.
Il terreno necessario per la costruzione fu gratuitamente ceduto da Domenica, vedova di Pietro Ciucchi, ponendo la condizione che i curatori del costruendo Oratorio facessero poi celebrare una Messa all'anno in perpetuo in suffragio dell'anima sua (1). Questo terreno era aderente alla vecchia cappella e permetteva l'ingrandimento desiderato. Si pensò invece di ricostruirlo ex uovo dandogli un disegno architettonico più moderno. Tutto questo ricaviamo dal documento del 2 Marzo 1639 in cui il Provicario generale E. Tornielli incarica il Provicario foraneo di Domodossola di visitare l'Oratorio della B.V. Annunciata di Giosio che si sta riedificando (quod noviter construitur) e, riscontrando che sia stato costruito nella debita maniera, di benedirlo, e , trovando che sia fornito delle necessarie suppellettili, concedere anche l'autorizzazione a celebrarvi la S. Messa. La visita canonica del Provicario foraneo don Giovanni Bonardi, parroco di Caddo, seguì il 19 Marzo 1639. Dalla relazione appare che l'Oratorio era stato costruito secondo le norme e il disegno già presentato antecedentemente ed approvato.
Mancavano però le suppellettili. Fu fatta quindi la proposta di supplire con i paramenti della chiesa parrocchiale che ne possedeva in abbondanza e, data anche la formale promessa dei frazionisti di dotare l'Oratorio con una congrua stipe per ricavare elemosine sufficienti per sostenere le spese delle regolamentari 12 Messe annue, il Provicario foraneo lo benedisse e concesse l'autorizzazione a celebrarvi la S. Messa (2).
L'assegnazione della dote delle 12 Messe annuali da celebrarsi una ogni mese fu fatta poco dopo e in seguito si aggiunsero altre 5 Messe fondate con lascito testamentario da Giacomo Tedesco di Alteno che mise a disposizione un credito di 150 lire (26 Maggio 1644) (3).
Non si deve però credere che l'Oratorio di Giosio nel 1639 fosse come quello attuale. Si trattava infatti solamente della cappella principale o presbiterio; il resto era tutto da fare. Infatti nella Visita pastorale del 1641 se ne da una sommaria descrizione. E' posto verso oriente; consta di una sola nave, pavimentata; si stanno ancor costruendo le mura perimetrali che avevano raggiunto l'altezza di 7 braccia (m.4.2); mancava il tetto. La cappella del presbiterio invece era costruita in volta, imbiancata e pavimentata; ha un altare appoggiato alla parete di fondo sopra il quale, in una nicchia, c'è una piccola statua della Madonna che serve per ancona provvisoria. Ha suppellettili sufficienti per celebrarvi la S. Messa. Sulla sommità del presbiterio c'è anche un piccolo campanile a vela con campanella che dovrebbe essere quella attuale, datata 1638. L'Oratorio ha una discreta dote di beni stabili con un reddito di circa 18 lire annue. Due fabbricieri eletti dagli uomini di Giosio provvedono alla cura dell'Oratorio ed al compimento della sua costruzione (4).
La cappella o presbiterio, chiusa da un semplice assito, attendeva di riunirsi al corpo dell'Oratorio. Negli anni seguenti fu dato effettivo compimento alla costruzione dei muri perimetrali e della volta coperta da un robusto tetto in piode. La data incisa sull'architrave della porta principale - 1650 - è probabilmente anche quella che scandisce il compimento della parte muraria.
Nella Visita pastorale del 3 Giugno 1658, fatta da mons. Giulio Maria Odescalchi, l'Oratorio appare ormai completo. Sopra l'altare come ancona vi è il bei quadro che raffigura la B. Vergine Annunciata, uscito dalla bottega del pittore fiorentino Luigi Reali (5). Sull'arco del presbiterio, come era di norma, fu posto l'architrave in legno dipinto e dorato supportante il crocefisso. La scritta 1665 Die xxi Jullius (sic!), posta sul retro ci informa sul tempo in cui fu posto.
Nella minuziosa Visita pastorale dell'8 Settembre 1690, fatta da mons. G.B. Visconti si nota anche la cornice in legno dipinto e dorato del quadro posto sopra l'altare, indubbiamente di scuola ossolana. Il Vescovo consiglia ai fabbricieri di acquistare una casa davanti all'Oratorio per poi abbatterla e dare respiro al medesimo, ricavando una piccola piazza-sagrato, attorno alla quale saranno in seguito disposti dei sedili in pietra, dove useranno raccogliersi i capifamiglia della frazione per trattare gli affari comunitari. Avendo poi constatato il danno ai paramenti sacri dalle infestazioni dei topi, consiglia la costruzione di una sacrestia (6).
L'Inventario dell'Oratorio fatto dal fabbriciere Pietro Ciucchi il 5 Maggio 1719 accenna alla costruzione della sacrestia, del campaniletto posto in facciata sullo spigolo destro di chi la guarda e alla sistemazione della piazzetta antistante l'Oratorio (7).
Successivamente, come appare dalla Relazione della Parrocchia di Montecrestese fatta dal parroco il 4 Febbraio 1793, si venne nell'idea di spostare il campanile sullo spigolo opposto o, meglio, farne uno nuovo di miglior disegno, dotandolo anche di orologio. Ciò avvenne in quello stesso anno, come appare dalla iscrizione incisa sul blocchetto di marmo posto in chiave di volta dell'arco del campaniletto: Giacomo Antonio Capitani Curatore F.F. 1793. L'orologio in verità fu solo graffito sul muro del campanile e, invece, il meccanismo con relativo quadrante fu posto in basso sulla facciata dell'Oratorio e, collegato con la campanella del campanile, batteva le ore dando il tempo al vicinato (8).
Nella sua forma attuale l'Oratorio di Giosio è costituito di una cappella rettangolare in funzione di presbiterio, coperta da una,volta a vele e separata dal corpo dell'Oratorio, che ha dimensioni leggermente maggiori, mediante una balaustra. Sopra l'altare vi è il quadro dell'Annunciata, attribuito, come si è detto al Reali, ma bisognoso di un attento restauro per essere riportato alla primitiva bellezza. Il presbiterio è illuminato da una finestra a Sud e da un'altra semicircolare, al centro, sopra il cornicione ad Est. Il corpo dell'Oratorio riceve luce da due finestre laterali unitamente a quelle della facciata. Questa ripete la solita architettura degli Oratori con una porta centrale affiancata dalle due finestre devozionali, con altra, semicircolare, nel timpano. Tré piccoli affreschi sulla facciata rappresentano in altrettante nicchie rettangolari: l'Annunciazione , al centro, con ai lati S. Giovanni Battista e S. Antonio da Padova. Anche questi affreschi possono essere attribuiti al pittore L. Reali che qui ripete temi e modi trattati in altre sue opere e quindi facilmente attribuibili.
Meritano solo un cenno le mediocrissime tele appese all'interno dell'Oratorio, rappresentanti alcuni "misteri" della vita della B.V. Maria: La Visita a S. Elisabetta, La Nascita di Gesù, La Presentazione di Gesù al Tempio, la Disputa di Gesù fra i dottori , in cui compare anche la scritta del curatore che le fece eseguire e la data: Giuseppe de Oro curadore F.F. 1777 . Alle pareti è anche appesa una Via Crucis posta nel 1848.
Nella costruzione della sacrestia si ebbe l'accortezza di ricavare un cantinotto sottostante che serviva un tempo come deposito delle offerte in natura fatte all'Oratorio. Attualmente questo ambiente risulta pieno di macerie e non procura certo alcun vantaggio alla salubrità del resto della costruzione che, oltre tutto, soffre anche delle vibrazioni indotte dal passaggio di pesanti automezzi in transito sulla strada vicina. La sacrestia, a cui si accede dal presbiterio salendo alcuni gradini, ha solo un modesto armadio di larice del '600 e poche suppellettili. Recentemente fu sostituito l'antico pavimento in piode con altro, incongruo, in piastrelle cementizie.
Anche l'antico orologio meccanico posto sulla facciata ha avuto il suo sostituto con altro elettrico che continua il suo compito di dare il tempo al vicinato.
L'Oratorio di Giosio si apre solo in rare occasioni. La festa che un tempo si celebrava il giorno 25 Marzo in onore dell'Annunciata, si rimanda al lunedì di Pasqua.
Tratto da:
Storia di Montecrestese di Tullio Bettamini - Edizione di Oscellana
(Domodossola 1991)
Storia di Montecrestese di Tullio Bettamini - Edizione di Oscellana
(Domodossola 1991)





