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Mercoledì 8 Settembre 2010
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COMUNE DI MONTECRESTESE (VB)

Rss
Valle d'Isorno



Oratorio di Sant' Antonio da Padova (Sec. XVII)

Il primo oratorio di Roledo non era dedicato a S. Antonio da Padova, ma a S. Bartolomeo. Questa dedicazione ci riporta molto indietro nel tempo, quando questo Santo apostolo era considerato uno dei protettori e, forse, il primo protettore specifico dalla peste e da altre malattie infettive che colpivano sia gli uomini che gli animali.
Erano frequenti nei tempi antichi alcune malattie della pelle quali la scabbia, la lebbra, Perpes zoster (detto anche Fuoco di S. Antonio), il lupus, ecc. S. Bartolomeo è sempre raffigurato con in mano un coltello e, talvolta, anche una pelle umana, simboli del martirio subito, essendo stato spellato. Così dovette essere stato rappresentato nel minuscolo oratorio a lui dedicato a Roledo probabilmente già nel secolo XIV o al più tardi nel secolo XV. E' questo infatti il tempo in cui la devozione al Santo apostolo e martire si sviluppa nell'Ossola e gli sono dedicate alcune chiese, come quelle di Villadossola e di Villette.
Successivamente a S. Bartolomeo si aggiunsero anche i titoli, di S. Biagio e S. Rocco, tutti Santi protettori dalle stesse malattie ed in particolare dalla peste che dal secolo XIV in avanti ricorreva con qualche frequenza nell'Ossola e nelle regioni vicine. La prima notizia scritta che abbiamo dell'Oratorio di Roledo è tuttavia del secolo XVI. Il 4 Maggio 1530 Caterina, vedova di Jorio Allegrina di Roledo, facendo testamento, istituì e fondò una cappellania perpetua nell'Oratorio di S. Bartolomeo di Roledo (qui detto Rogoledo) in onore del Santo, assegnando in dote al cappellano un annuo reddito.
Questo consisteva in due staia di grano e una brenta di vino che dovevano essere ogni anno pagate dai proprietari dei beni gravati da questo lascito, dei quali si era riservato il dominio diretto. Il cappellano a sua volta doveva celebrare due Messe al mese nell'Oratorio nei primi sei mesi dell'anno e tré nei mesi seguenti. Il documento originale di fondazione di questa cappellania fu presentato al vescovo di Novara mons. C. Bascapè in occasione della sua visita pastorale del 9 Ottobre 1603 (1).
Si deve supporre che questa cappellania abbia assicurato per un certo tempo il funzionamento dell'Oratorio, fino a quando almeno i possessori dei fondi gravati dalla testataria versarono al cappellano il debito tributo. Ma l'esiguità del reddito e la forte tendenza dei proprietari ad esentarsi da questi obblighi fece sì che per alcuni anni l'Oratorio restasse pressoché deserto. Infatti in nota agli Atti di Vi sita del Bascapè è scritto che "questo fitto non fu pagato da molti anni" (2).
Nella riforma seguita al Concilio di Trento i vescovi tuttavia insistevano perché i beni assegnati a tutti gli scopi pii fossero rigorosamente ricercati e rimessi in vigore al fine di non lasciar deluse le intenzioni degli offerenti e di non favorire i disonesti.
Negli Atti di Visita pastorale di mons. Romolo Archinto, fatta dal 13 al 17 Maggio 1582, l'Oratorio di Roledo è denominato Oratorium Sancii Blasii de Roledo sive Sancii Bartholomei. Il titolo di S. Biagio viene qui espresso per la prima volta (3). Viene poi ricordato questo Oratorio anche nelle successive Visite e specialmente in quella già citata di mons. Bascapè il quale esorta a rimetterlo in funzione ed a tale scopo emana un ordine perentorio: Facciano i curati istanza agli eredi di Giovanni Pranzino di Roledo a pagar la brenta di vino che devono dare all'Oratorio di S. Bartolomeo per tutto il tempo che hanno mancato e più gli eredi di Pietro di Guglielmo del Toggio per il suo tempo che hanno mancato; altramente non s'ammettano ai Sacramenti senza licenza di Mons. Rev.mo, e poi il tutto si spenda ad esseguir gli ordini del detto Oratorio (4), ossia per fornirlo di suppellettili necessarie per le funzioni liturgiche.
Erano questi metodi coercitivi molto paventati e quindi efficaci per ottenere l'effetto voluto.
Una breve descrizione dell'Oratorio ci è fornita dagli Atti di Visita pastorale del cardinale F. Taverna del 12 Settembre 1616: L'Oratorio è piccolo e angusto, tutto coperto da una volta e dipinto con immagini sacre. E' pavimentato con calcestruzzo. E' aperto anteriormente, ma difeso da un cancello di legno.
E' orientale verso Est. Internamente vi è un piccolo altare, che deve essere tolto, assieme alla pietra sacra. Mancano le suppellettili. Vi è anche un campaniletto sul lato destro entrando, sul muro dell'Oratorio, con una cam- panella. Non vi si celebra, ne vi si deve celebrare (5). Evidentemente le Messe di legato erano soddisfatte dai curati alla chiesa parrocchiale. L'Oratorio di Roledo era stato ridotto a semplice cappella ad orandum o Oratorium devotionis , come è notato nel Sinodo di mons. C. Spedano 6.
Nulla sappiamo degli affreschi che decoravano questo antico Oratorio, ma possiamo supporre che vi fossero dipinte le immagini dei titolari S. Bartolomeo, S. Biagio e S. Rocco, unitamente a quelle della B.V. Maria delle Grazie come in altre cappelle del genere.
I parroci di Montecrestese riusciranno in seguito a ottenere i frutti della cappellania fondata nel 1530 dalla signora Caterina Allegrina e ne adempiranno i compiti nella chiesa parrocchiale, avendo anche ottenuto una riduzione delle Messe di legato.
Verso la metà del secolo XVII, investiti dal fervore religioso e costruttivo presente in tutta l'Ossola ed anche nella comunità di Montecrestese, i frazionisti di Castelluccio e Roledo coltivavano il desiderio di poter avere un proprio Oratorio, trovandosi troppo lontani dalla chiesa parrocchiale e talvolta nella impossibilità di frequentare i Sacramenti.
Era emersa una intensa devozione a S. Antonio da Padova e e il nuovo Oratorio si volle dedicarlo al "Santo dei miracoli". Molte persone erano anche disposte a dare il proprio contributo sotto forma di elemosine in denaro e beni di natura. Del desiderio della buona gente di Roledo si fece interprete e tramite il curato Giovanni Antonio Andreoli che chiese al Vescovo di inviare una persona di sua fiducia per visitare il luogo destinato per la costruzione e, scelto questo, cominciare ad accumulare il materiale necessario, utilizzando a tale scopo, previa autorizzazione, il lavoro gratuito dei frazionisti nei giorni di festa non solenne.
Il vescovo mons. Giulio Maria Odescalchi, rispondendo il 10 Novembre 1661, incaricò il Vicario foraneo di Domodossola di fare la visita richiesta affinchè con l'assistenza di un architetto studiasse attentamente il disegno proposto.
I giudizi del Vicario foraneo e dell'architetto furono positivi, nonostante che, come dichiarano, l'Oratorio non si possa, per la qualità del sito, fabbricare con il coro ad oriente, ma a settentrione; in compenso sarà più sano e luminoso.
Gli uomini di Roledo si erano obbligati a fornire sul luogo il materiale; qualche somma di denaro era già stata raccolta e quindi disponibile; si prevedeva di poter costruirlo entro tre anni. Intanto si mandava il disegno dell'architetto perché venisse approvato. Il 3 Marzo 1662 il Vescovo concesse la facoltà di erigere il nuovo Oratorio in conformità al disegno approvato, obbligando però gli uomini di Roledo a completare la fabbrica entro un anno (7).
Nell'intento di fare opera più moderna ed elegante i fabbricieri acquistarono alcune pezze di terreno attorno al vecchio Oratorio al fine di ricavare anche una piccola piazza antistante. Il vecchio Oratorio fu demolito e sorse quello nuovo nella forma attuale. Assieme al titolo principale di S. Antonio da Padova, la cui festa cade il 13 Giugno, assunse anche quello di S. Bartolomeo, la cui festa cade il 24 Agosto, in ricordo della intitolazione del primo. La data 1666 posta sull'architrave della porta principale, e ripetuta sul muro della piccola cantina preesistente posta sotto il presbiterio, in funzione di deposito delle entrate dell'Oratorio, ed anche sul campanile, ci indica che la costruzione fu completata in quell'anno. La decorazione e rifinitura interna si protrasse tuttavia ancora per qualche tempo.
L'Oratorio ha la solita forma a pianta rettangolare orientata verso Nord-Est, con il presbiterio un poco più ristretto del corpo del sacro edificio, affiancato da una piccola sacrestia sul lato Sud-Est. La struttura è molto regolare. E' coperto da una volta con tetto in piode e gronda supportata dai soliti mensolotti. E' molto luminoso avendo il corpo due grandi finestre semicircolari sopra il cornicione ed altra simile in facciata, oltre le finestre devozionali in basso ai lati della porta.
Il presbiterio è illuminato da ben quattro finestre, due di fianco all'altare e due sopra il cornicione. La facciata è abbellita da alcune pitture che decorano gli spigoli e la finestra circolare nel timpano e da tré affreschi raffiguranti rispettivamente il titolare S. Antonio da Padova al centro, ed ai lati S. Bartolomeo e l'Angelo custode .
Internamente nel presbiterio spicca un bell'altare in stucco con alzata costituita da due colonne tortili sormontate da un timpano spezzato in cui appare il Padre Eterno e lo Spirito Santo. Il tutto fa da cornice ad una nicchia che accoglie la statua di S. Antonio da Padova . La nicchia è contornata da 11 quadretti che rappresentano i noti "Miracoli" del Santo.
Sono gustose formelle dipinte ad olio, del '600, ognuna delle quali porta la sigla C.D.G. per indicarci che sono dovute alla pietà e generosità della Compagnia Di Genova, cioè dei montecrestesani emigranti per lavoro in quella città.
Nella lunetta sopra l'altare il pittore Carlo Mellerio dipinse la nota scena di S. Antonio da Padova che riceve in braccio il Bambino dalla B. V. Maria (8).
Separano il corpo dell'Oratorio dal presbiterio la tipica balaustra in "laugera" scura e, in alto, l'architrave in legno dipinto e dorato che supporta il Crocefisso con la scritta allusiva: "Nemo maiorem charitatem habet" e ancora una volta la sigla della Compagnia di Genova e la data "C.D.G.1702". Nel raccordo fra il presbiterio e il corpo dell'Oratorio, su due mensole, stanno le statue in stucco di S. Bartolomeo e S. Rocco , contitolari dell'antico Oratorio.
Un esile campanile si erge sullo spigolo Sud-Ovest della facciata, con piccola campana. Notiamo ancora, sul muro esterno di Nord-Est la bella formella quattrocentesca in marmo di Crevola della Madonna, messa giustamente in vista da un breve decoro che la circonda. Opera del "maestro di Crevola", simile ad altre sparse nell'Ossola, proviene probabilmente dalla facciata dell'antico Oratorio (9).
L'Oratorio è stato recentemente restaurato e ridipinto internamente e reso lindo ed accogliente. Il vecchio altare in legno fu sostituito con altro di marmo nel 1990. Vi si celebra una Messa ogni settimana per i frazionisti di Roledo che provvedono a mantenerlo in ordine e fornirlo delle suppellettili. Ha tuttavia ancora bisogno di qualche ritocco esternamente ed essere salvaguardato dal traffico pesante che ne sfiora la facciata. A titolo cautelativo si consiglia di dare un diverso percorso alla strada che attraversa Roledo per lasciar libera la piazzetta posta davanti all'Oratorio.

Tratto da:
Storia di Montecrestese di Tullio Bettamini - Edizione di Oscellana
(Domodossola 1991)



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