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Mercoledì 8 Settembre 2010
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COMUNE DI MONTECRESTESE (VB)

Rss
Valle d'Isorno



Santuario della Madonna di Viganale (Sec. XVII)

L'origine di un Santuario può essere la più diversa. C'è sempre però in ogni caso un fatto straordinario e misterioso, un momento di intensa emozione religiosa che nasce e cresce sul luogo per poi superare i confini in cui è nata, determinando un moto di pietà popolare e diventando un polo di attrazione religiosa. Lungo la mulattiera che un tempo saliva dalle frazioni più basse di Montecrestese per raggiungere la chiesa parrocchiale, in località Viganale, toponimo chiaramente allusivo al pascolo vicinale delle frazioni Roldo, Burella e Cardone, fu costruita una edicola dedicata alla Beata Vergine Maria delle Grazie. Non ci è noto il motivo particolare che ha indotto a costruire questa piccola testimonianza di fede e di amore verso la Madre celeste. Possiamo tuttavia supporre che sia avvenuto in quel luogo un fatto abbastanza importante per indurre chi l'ha vissuto a esternarla in tal modo.
Il superamento di un pericolo del corpo e dell'anima, della crisi per un improvviso malore, oppure del mortale agguato di nemici a cui era sfuggito proprio in quella località isolata, o un semplice impulso di fede e pietà, un debito di riconoscenza per una grazia ricevuta dalla Madonna delle Grazie spinse il signor Antonio Cerutti, nel 1516, a costruire la minuscola edicola ed a farvi dipingere una sacra immagine dal pittore Francesco Gagnola.
I Gagnola erano in quegli anni impegnati in numerose opere pittoriche nelle chiese ossolane, a Baceno, a Crodo ed a Premia. Anche a Montecrestese, oltre che nella pittura di questa cappella di Viganale, la presenza dei Gagnola è attestata a Seggio, a Portano e a Vigna; e ci sono seri motivi per credere che anche la chiesa parrocchiale ed alcuni antichi oratori fossero stati in parte decorati da essi, sebbene con la loro completa ricostruzione in tempi più recenti queste pitture siano andate perdute.
Risulta comunque anche storicamente preziosa la scritta tuttora leggibile sopra l'immagine della Madonna di Viganale: ANTONIUS DE CERUTTO FECIT FIERI HOC OPUS MDXVI DIE XIX MAI - FRANCISCUS DE CAGNOLIS DE NOVARIA PINXIT (Antonio di Cerutto fece fare quest'opera il 19 Maggio 1516 - Francesco dei Gagnoli di Novara dipinse). L'immagine è quella della Madonna delle Grazie. La Vergine è seduta in trono, coronata; regge con la mano sinistra un libro, mentre con la destra tiene il Bambino che, in piedi sul ginocchio destro della madre, solleva con la mano destra il simbolico globo del mondo sormontato dalla Croce, segno della sua infinita potenza salvifica, mentre con la sinistra porge un fiore, precisamente un garofano bianco, alla Madre, quale simbolico omaggio alla sua verginità. La sacra immagine, sebbene non delle migliori uscite dal pennello di Francesco Gagnola, crea con la semplicità del linguaggio la suggestione devozionale tipica del clima religioso dell'epoca.
La cappellina di Viganale a cui costantemente la buona gente di Montecrestese prese l'abitudine di indirizzarsi percorrendo quella strada per recitare una breve preghiera, salì nell'interesse generale della comunità per un fatto, reputato straordinario, successo l'il di Giugno del 1651 che cadeva la domenica fra l'ottava del Corpus Domini. Era anche il giorno dedicato a S. Barnaba che gli Statuti di Montecrestese volevano festivo per tutta la comunità. In Appendice riportiamo i documenti originali che riguardano questa vicenda. C'era in quell'epoca la pia abitudine, non del tutto scomparsa anche ai giorni nostri, da parte delle persone devote in transito sulla strada, di fermarsi un momento presso qualche immagine religiosa per recitare una semplice preghiera, una giaculatoria, e fare un atto di omaggio a Dio ed ai suoi Santi per propiziare il cammino ed il lavoro ed acquistare la perdonanza , cioè l'indulgenza generalmente concessa a questi atti di culto. Alcune persone recandosi quella mattina alla chiesa parrocchiale per ascoltare la S. Messa, essendosi come al solito avvicinate alla cappella che stava al bordo della strada per prendere la perdonanza, si accorsero che una striscia di colore rosso come il sangue scendeva dalla guancia e dal mento della Madonna fino al petto.
L'avevano vista Giacomo Micheli di Vigna e Maria Cerutti di Portano. Quest'ultima se ne era data una banale spiegazione. Pensava che fosse l'opera di qualche monello del luogo che aveva deturpato l'immagine della Madonna usando la buccia delle ciliege nere allora mature. Maria di Jorio, invece, andando alla Messa in parrocchia, si era soffermata davanti alla cappella notando che, almeno in apparenza, quello che scendeva dal volto della Madonna era sangue che era giunto fino alla gola, mentre, al ritorno dalla Messa, aveva raggiunto il garofano all'altezza del petto, segno che nel contempo era continuato a scorrere. Si tolse allora il fazzoletto dalla testa, lo scossale che tutte le donne portavano per andare alla chiesa, e deterse almeno in parte il sangue sceso sotto la gola della Madonna, tornando poi a casa sua.
Frattanto il fenomeno si era risaputo da altri che vennero a vederlo da vicino.
Accorse molta gente fra cui le solite donne "spiritate" che anche allora non mancavano a Montecrestese, gridando al miracolo. Due uomini, Pietro Antonio Rossi e Antonio Garbellotto, credettero opportuno dare avviso ad uno dei parroci e precisamente a don Antonio Alberti, invitandolo a scendere subito per vedere quanto stava accadendo alla cappella di Viganale. Fece impressione al parroco il numero delle persone presenti, ma restò infastidito dallo strepito delle donne spiritate.
Parve anche a lui però di vedere colare sangue dal viso della Madonna, ma, conscio dei suoi obblighi di prudenza, chiese chi erano stati i primi a notare tal cosa ed interrogata Maria di Jorio che aveva deterso il sangue, si fece consegnare lo scossale ancora macchiato ed a buon conto lo rinchiuse in un cassetto della sacrestia.
Direttamente coinvolto in questa faccenda don Antonio Alberti si preoccupò subito di informare la competente autorità dei fatti avvenuti ed in corso, giacché aumentava continuamente l'afflusso della gente non solo dalle frazioni di Montecrestese, ma anche da altre località dell'Ossola. Si parlava di numerose grazie straordinarie ricevute e addirittura di miracoli. E con quella concretezza mentale che non gli mancava pensò subito di incaricare due uomini, precisamente quelli che erano venuti a ragguagliarlo di quanto stava avvenendo, perché vigilassero e si prendessero cura delle elemosine ed offerte che generosamente si accumulavano nella bussola posta davanti alla immagine ormai considerata miracolosa. Anzi, temendo ogni forma di fanatismo, volle che l'intiera cappella fosse rinchiusa da un assito e l'immagine fosse visibile solo attraverso un velo, in modo che non fosse accessibile ad alcuno. Di tutto poi fece minuziosa relazione al Vescovo il 17 Giugno 1651. Di questo Ragguaglio prese visione diretta il Vicario generale della diocesi di Novara, don Alessandro Pernati, il quale con lettera del 10 Luglio 1651 affidò al canonico teologo di Cozzano don Giovanni Giacomo Ferrari il compito di fare le debite indagini e prendere le necessario iniziative per un processo sui fatti di Viganale.
Il teologo Ferrari, che in altri tempi era stato a Montecrestese come visitatore episcopale e quindi aveva una diretta conoscenza dei luoghi e della gente, non intervenne però personalmente, ma scrisse subito, il 13 Luglio seguente, al Provicario foraneo di Domodossola, che in quell'epoca era don Gaspare Balconi parroco di Vagna, perché assumesse tutte le informazioni in forma giudiziale, cioè mediante deposizione giurata dei testimoni, indagando soprattutto se quello che era sceso dal volto della immagine della Madonna di Viganale fosse sangue od altro. Frattanto l'immagine doveva essere sottratta completamente alla vista della gente e coperta con assi fino a nuovo ordine. Lo scossale tinto del presunto sangue doveva essere custodito in luogo sicuro e così pure le elemosine che andavano accumulandosi nella bussola della cappella.
La lettera con questo incarico giunse il 24 Luglio a don Gaspare Balconi il quale il giorno dopo venne a Montecrestese accompagna- to da un notaio in funzione di cancelliere per istituire il processo ed assumere le informazioni richieste e giurate. Visitò minuziosamente la cappella e soprattutto l'immagine della Madonna lasciandoci di essa una precisa descrizione. C'era anche una lampada, accesa dalla pietà dei fedeli, davanti all'immagine coperta da un velo e vi si accumulavano i segni delle grazie ricevute: grucce di sciancati guariti, modelli in cera di corpi di bambini ed altri riproducenti occhi, gambe ecc., offerti, come allora si usava, in segno di grazia ricevuta ed appesi alla cappella. Interrogò successivamente sotto giuramento alcuni testimoni: Giacomo Micheli di Vigna, Maria Cerutti di Portano, il curato don Antonio Alberti, quella Maria di Jorio che con lo scossale aveva deterso il sangue che colava dall'immagine della Madonna.
Erano tutte persone adulte e mature di giudizio. Da esse il Provicario foraneo ebbe informazioni precise e circostanziate.
Poi, accompagnato dal curato, venne alla sacrestia della chiesa parrocchiale per esaminare il famoso scossale rinchiuso in un cassetto, su cui rilevò la macchia rossa prodotta. Diede quindi ordine di coprire l'immagine con un assito togliendola agli sguardi di tutti, secondo gli ordini ricevuti, e se ne andò per mandare la sua relazione al Vicario generale. Il precetto di eseguire la copertura dell'immagine con assi fu intimato al fabbriciero Antonio Garbellotto, con formale diffida di iniziare alcuna costruzione e con l'ordine di tener conto stretto delle elemosine raccolte. E questo precetto fu registrato dal notaio pubblico Antonio Baiardi di Montecrestese il 19 Agosto 1651.
Chiusa la cappella, non cessarono però i pellegrinaggi dalle frazioni di Montecrestese e dai paesi dell'Ossola e continuarono ad accumularsi presso la cappella le attestazioni di grazie ricevute.
Ma con il passare del tempo molti si lamentavano perché trovavano insopportabile che la sacra immagine non potesse essere debitamente visitata e veduta e che l'autorità ecclesiastica troppo tardasse a dare il suo giudizio per stabilire se si trattava o no di autentico spargimento di sangue.
Il 1° Novembre 1651 gli uomini di Montecrestese si rivolsero direttamente al Vescovo di Novara per ottenere una risposta chiarificatrice e soprattutto per avere l'autorizzazione a riaprire la cappella e poter vedere la sacra immagine, data l'attesa della comunità di Montecrestese e dei devoti che giungevano dai paesi vicini e le numerose grazie ricevute. Il Vicario generale, il 22 Novembre 1651, riscrisse al teologo don Giovanni Giacomo Ferrari di Cozzano invitandolo a dare nuove disposizioni in proposito e cedere alle richieste degli uomini di Montecrestese "se così giudicherà bene". E questi, con lettera del 28 Novembre seguente, incaricò il parroco don Alberti di raccogliere le testimonianze giurate riguardanti le grazie ricevute ed i miracoli "che si pretendevano fatti dalla sudetta sacra immagine della Beata Vergine et che si faranno, sino a tanto che stimarà essere quelle bastante fondamento per scoprire detta sacra immagine".
Questa risposta è sotto molti aspetti emblematica e tipicamente pragmatica insieme, segno di quella prudenza che sempre ebbe ed ha l'autorità ecclesiastica di fronte a fatti inconsueti, inspiegabili, misteriosi e comunque difficili da verificare. L'onnipotenza di Dio e l'efficacia della intercessione dei Santi sono verità indubitabili per la teologia cattolica; quindi anche il miracolo è possibile e talvolta reale, ma resta molto difficile ottenere una prova scientifica che possa eliminare ogni dubbio, mancando spesso quei riscontri che la scienza esige anche in fatti che esulano più propriamente dal suo campo.
Di qui una specie di prova a posteriori o susseguente. Sono cioè spesso le grazie ed i miracoli successivi che giustificano il culto, sempre relativo, di una immagine sacra. Molti, se non proprio tutti, i Santuari sono nati così: dallo straordinario numero di effetti, cioè di grazie ricevute di ogni genere, attestati in parte dagli ex voto che si accumulano attorno alle sacre immagini che vi si venerano. E alla cappelletta di Viganale avvenne la stessa cosa. Non ci fu, pare, una risposta ufficiale da parte dell'autorità ecclesiastica sull'autenticità dell'evento miracoloso originario: se ci fu in realtà lo spargimento di sangue da parte della sacra immagine o no. Ci fu invece una serie di fatti, di "grazie ricevute", di "miracoli" nel senso più esteso del termine che spinsero la medesima autorità ecclesiastica a permettere il culto della sacra immagine, a riaprire la cappella e successivamente a lasciar costruire la chiesa-santuario (1).
Il curato don Antonio Alberti, essendo anche notaio, stese in forma autentica le numerose attestazioni giurate, da lui stesso raccolte sui fatti ritenuti straordinari e grazie ricevute per intercessione della B. Vergine di Viganale.
Ne abbiamo ritrovato ampie tracce nell'Archivio parrocchiale di Montecrestese. E' del 4 Agosto 1652 la testimonianza di Maria Gibboni moglie di Bernardo Rossi di Verampio e del 5 Luglio 1652 quella di Bartolomeo Thano di Croveo che esercitava l'arte del vermicellaio e facchino a Roma. Si riconobbero graziati dalla B. Vergine di Viganale Pietro Zanni di Roledo, Antonio Jorii di Piazza, Giacomo Benelli di Naviledo di Montecrestese, la signora Virginia Meriggia moglie del giureconsulto Baldassare Franzoni di Domo nel 1652, altri numerosi ancora di Trontano, Masera, della valle Antrona, della valle Anzasca e della valle Antigorio (2). Tutte queste testimonianze, mandate al Vescovo di Novara, indussero l'autorità ecclesiastica a concedere finalmente il permesso di riaprire la cappella; il che avvenne, come ho motivo di credere, alla distanza di tré anni dai fatti cioè nel 1654, epoca in cui fu anche data l'autorizzazione a costruire un Oratorio degno di ricevere il culto della sacra e miracolosa immagine.
La data precisa dell'inizio della costruzione del Santuario di Viganale, cioè dell'Oratorio che ospita la cappella con l'immagine del 1516, non si è potuta stabilire con precisione. Ma per questo ci viene in aiuto quanto ci riferisce mons. Giulio Maria Odescalchi in Visita pastorale a Montecrestese il 3 Giugno 1658. Negli Atti di Visita si legge che: il Vescovo visitò l'Oratorio della Beata Vergine nel luogo di Viganale che si incominciò a costruire con l'opportuna facoltà dall'anno scorso in qua.
E continuando leggiamo che fino a quel momento è stata finita solo la costruzione della cappella, cioè dell'attuale presbiterio, che ha una pianta quadrata, è fatto in volta, è imbiancato, ma è privo di pavimento e questo dovrà essere fatto in lastre di pietra.
Ne erano curatori il già ricordato Antonio Garbellotto e Antonio Ruffino (3). La costruzione dell'Oratorio procedette piuttosto lentamente a seconda delle possibilità economiche offerte. Fu infatti finito solo nel 1672 in modo da potervisi celebrare la S. Messa. Il parroco don Antonio Andreoli fece la richiesta al Vescovo mons. Giuseppe Maria Meraviglia, ed il suo Vicario generale, il 27 Agosto 1672, concesse la facoltà di benedirlo e di compiervi le funzioni liturgiche. Per questa celebrazione, che coronava i desideri di tanti devoti, fu scelto 1'8 Settembre, festa della Natività di Maria, a cui l'Oratorio era anche intitolato e che rimase, unitamente alla festa di S. Barnaba, il giorno 11 di Giugno, in cui si ricorda il miracoloso spargimento di sangue che diede origine al Santuario, di particolare solennità per la comunità di Montecrestese. L'Oratorio di Viganale fu sempre tenuto come Santuario della Madonna non solo dai montecrestesani, ma anche dalla gente dei paesi vicini che fu solita visitarlo con una certa frequenza sia in gruppi organizzati dalle parrocchie sia individualmente.
L'immagine della Madonna, sebbene posta all'interno dell'Oratorio, sul muro laterale destro del presbiterio, resta visibile mediante una larga finestra munita di robusta inferriata nel muro opposto, riparata anche da un comodo portichetto. Negli anni seguenti fu completata la parte decorativa.
Fu per primo decorato il presbiterio. Un ignoto pittore affrescò le velette, le lunette ed i medaglioni racchiuse da eleganti cornici di stucco con angioletti e cartigli.
Nella volta del corpo dell'Oratorio provvide il pittore Carlo Mellerio a dipingere due medaglioni in cornice di stucco dove sono affrescati alcuni angioletti con cartigli a nastro riportanti scritte alludenti alla Madonna: Ave filia Dei Patris - Ave sponsa Spiritus Sancii - Ave Mater Dei Fili nel primo e Sicut lilium inter spinas - Macula non est in tè nel secondo.
Al medesimo pittore Carlo Mellerio sono da attribuire il Rè Davide e il Profeta Isaia posti di fronte sul muro che separa il presbiterio dal corpo della chiesa.
Queste due ultime figure sono state pesantemente ridipinte. Il Visitatore pastorale del 1690 notò il quadro che allora stava sopra l'altare sul fondo del presbiterio, la balaustra in marmo, la piccola sacrestia fornita di tutte le suppellettili, la campanella posta in cima alla facciata e consigliò di cingere il sagrato con un muretto (4). Le pareti dell'Oratorio si andavano man mano coprendo di ex voto, ingenue tele che raccontavano le circostanze della grazia ricevuta, modelli in cera di membra umane o addirittura di interi corpi di bambini e di adulti.
Dopo un certo tempo questi venivano fusi per far candele; talvolta venivano ricomperati e riappesi da qualche nuovo beneficato. Il Visitatore pastorale del 1717 si diffonde nella descrizione minuta dell'Oratorio e aggiunge che: l'immagine miracolosa, dipinta sul muro, è l'origine di tutto l'Oratorio, alla quale sia i popoli del luogo, sia stranieri vengono frequentemente per fare devotamente la visita; per cui si raccolgono non poche elemosine. I parroci vi celebrano 14 Messe all'anno ed è meta di processioni devozionali; ed anche il popolo di Montecrestese vi si reca il mercoledì delle Rogazioni (5). Il Visitatore pastorale del 1751 nota l'aggiunta di una cantoria con un piccolo organo sopra la porta principale (6).
La Relazione parrocchiale fatta dai curati nel 1793 aggiunge altre notizie di qualche interesse: Nel presbiterio vi è un quadro sopra l'altare figurante la B. Vergine col Bambino in braccio e scettro nell'altra mano, coronata, avente sotto i piedi una mezzaluna e varie nubi di contorno, dalle quali appaiono varie teste d'angelo. Nel detto presbiterio oltre a due quadri fissi lateralmente, uno dei quali rappresenta la Natività della B. Vergine, il secondo la Presentazione al Tempio della medesima, si ha altresì una piccola anconetta entro la quale vi si vede una divota immagine avente il bambino in grembo portante su una mano il mondo, un fiore dall'altra, riparata da un cristallo e sua tendina di mussola fiorata; pendono a detta ancoretta moltissimi voti di grazie ricevute; riscuote questa immagine molta venerazione non solo da questo, ma anche da circonvicini popoli, perché credesi assai miracolosa, volendosi per tradizione in bocca d'ognuno, benché non vi siano documenti, che questa pure, oltre a quella di Rè nella valle Vigezzo, si habbia veduto grondar sangue dalla fronte (7) In verità documenti autentici al riguardo esistevano, seppelliti nell'Archivio parrocchiale, ma se ne era perduta la cognizione affidandosi ormai solo alla tradizione orale.
Nel 1775 fu tolto all'Oratorio il campanile che stava sopra la porta della facciata ed un altro fu costruito sullo spigolo Ovest della medesima. La piccola cella campanaria in sarizzo è di ottimo disegno e grande eleganza. La data 1775 graffita su di esso ci informa del tempo della sua costruzione.
Nel secolo XIX, superati momenti difficilissimi per la storia d'Italia e per la Religione, si tentò dai parroci di Montecrestese un recupero della pietà cristiana illanguidita, fomentando la devozione alla Madonna, specialmente dopo la solenne definizione fatta dal papa Pio IX del dogma della Immacolata Concezione (1854). Il parroco don Giuseppe Maffei pensò giustamente di rinnovare il ricordo storico delle origini del Santuario di Viganale pubblicando nel 1859 quel Breve cenno sulla immagine miracolosa della Madonna di Viganale , che finalmente si basa su documenti depositati nell'Archivio parrocchiale e fu preludio al rinnovato fervore e interesse al Santuario che condussero alla solenne incoronazione della sacra immagine.
In preparazione di questo evento si moltipllcarono le iniziative religiose e si riprese anche la decorazione del Santuario. In particolare fu sostituito l'antico quadro sopra l'altare con altro rappresentante la Madonna Immacolata. Il 10 Giugno 1860, dopo intensa preparazione spirituale della popolazione di Montecrestese, in una solenne funzione a cui parteciparono clero e popolo non solo locale, ma anche di tutte le parrocchie ossolane, il Vescovo incoronò la miracolosa immagine concedendo larghe indulgenze ai frequentatori del Santuario. Il ricordo di questa prima incoronazione e rimasto nella scritta posta esternamente sopra la finestra devozionale che si affaccia dal portichetto sul presbiterio di fronte all'immagine stessa: Saluta l'effigie miracolosa di Maria Santissima che, dipinta qui a Viganale l'anno 1516 in semplice cappelletto, crebbe in venerazione per molte grazie che dispensa. Mons. Giacomo Filippo Gentile la coronò nel 1860 e concesse indulgenza a chi QUI recita una Salve Regina. La festa della prima Incoronazione lasciò nel popolo di Montecrestese viva eco e fervore. Per l'occasione fu anche stampato un fascicoletto che raccoglie un Carme fatto da A.M. e le iscrizioni poste sugli archi trionfali innalzati per il solenne ricevimento del vescovo mons. Gentile (8).
Nel 1882 fu costruito il bei portichetto antistante il Santuario. Nel 1910 si rinnovarono le feste solennissime per celebrare il cinquantenario della prima incoronazione. Nel 1914 l'Oratorio fu nuovamente restaurato e nel 1916 il parroco don Giuseppe Calandra, che mantenne l'incognito, con il libretto La Madonna di Viganale , ripropose le vicende storielle e religiose del Santuario sviluppando e meglio documentando il lavoro precedente di don Maffei.
Avvicinandosi finalmente il primo centenario della Incoronazione nacquero nuove iniziative. Nel 1948 il parroco don Battista Airoldi fece costruire il nuovo altare in marmo e rifare il pavimento del presbiterio.
Successivamente vennero sostituiti i pavimenti in piode dell'Oratorio e della sacrestia con comuni piastrelle cementizie. Dal 1953 al 1955, sotto la spinta del parroco, un comitato promotore riuscì a raccogliere quale libera e spontanea offerta della gente di Montecrestese una sufficiente quantità di oro e di argento per fare due nuove corone alla Madonna ed al Bambino di Viganale al fine di procedere a una seconda Incoronazione. Ben 98 persone risposero generosamente all'appello del comitato offrendo complessivamente 500 grammi d'oro e 435 grammi d'argento. Fu allora incaricato l'artigiano Carlo Darioli di Domodossola di dare forma alle due nuove corone che vennero arricchite con 66 acque marine a cornice di due topazi. Ognuna di queste pietre porta inciso un nome ricordo.
La festa della solenne seconda Incoronazione della Madonna di Viganale non fu meno grandiosa e partecipata della prima. Ne fu principale interprete mons. Gilla Vincenzo Gremigni, vescovo di Novara, che compì il rito il 30 Ottobre 1955 in una gioiosa e incontenibile quanto spontanea manifestazione di fede del popolo e del clero particolarmente numeroso, con la presenza di alcuni sacerdoti un tempo in cura d'anime a Montecrestese (9).
Anticamente nel santuario di Viganale si notavano moltissime immagini votive di ogni specie appese ai muri.
Di tutto questo materiale devozionale e storico insieme resta molto poco. Noto solo infatti una tela che rappresenta la Madonna con il Bambino che appare ad un divoto inginocchiato. La scritta al piede Lorenzo Marlo A.F F questo quadro P. S. Voto et Dev. 1670 . Di qualche pregio è anche una piccola vetrata che rappresenta L'incoronazione della B. Vergine Maria , certamente dono di qualche devota e nobile persona il cui stemma doveva comparire nel tondo di vetro rimasto vuoto. La scritta ai lati di questo, Frow Verena Jouch von Urysyn Eegmahel 1587 (Signora Verena Jouch sua sposa 1587), dice che si tratta di parte di un sistema di vetrate proveniente da altrove e donato in seguito al Santuario di Viganale (10). Internamente il presbiterio a pianta semiottagonale è coperto da una volta a velette ed illuminato da due finestre ai lati dell'altare, mentre un'altra posta in basso sul fianco orientale permette di vedere la sacra immagine anche dall'esterno, al riparo di un piccolo portichetto. Il corpo dell'edificio è a pianta rettangolare e coperto da una volta a velette. La luce entra, oltre che dalle due finestre devozionali e dal lunotto posto in facciata, anche da altre quattro fine- stre semicircolari poste sopra il cornicione. Sul lato occidentale aggetta una minuscola sacrestia.
Nel giorno della festa il concorso del popolo è sempre grande ed entusiasta, ma per devozione o per particolari cerimonie vi si celebra frequentemente la S. Messa anche in altre occasioni.

Tratto da:
Storia di Montecrestese di Tullio Bettamini - Edizione di Oscellana
(Domodossola 1991)



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