Salta al contenuto
Venerdì 10 Settembre 2010
Versioni alternative: dimensione testo

COMUNE DI MONTECRESTESE (VB)

Rss
Valle d'Isorno



Santuario della Madonna di San Luca (Sec. XVIII)

In alto, a 1000 metri di quota, sulla montagna che sovrasta il paese, lungo la strada che porta da Altoggio alle alpi di Colpo, vigila su tutte le frazioni di Montecrestese i1 bei Santuario della Madonna di S. Luca. La sua origine è connessa con il fenomeno migratorio che dal secolo XV in avanti costrinse gli Ossolani a prendere le vie dell'Italia, della Francia e della Germania per trovare una attività più redditizia ed un guadagno onesto capace di integrare la magra economia del paese di origine. Anche a Montecrestese molti giovani dovettero, almeno per un certo tempo, emigrare. Quelli che sceglievano l'Italia frequentavano soprattutto le città di Genova, Roma e Bologna, dove esercitavano piccoli commerci ed umili mestieri come quelli del facchino, del panettiere o dell'oste. Tornando dopo lunghi mesi e talvolta anni nel paese natio questi emigranti portavano con sé anche parte della cultura assorbita nei luoghi da essi frequentati. Uno dei segni di questa cultura assorbita era anche la devozione verso alcuni Santi e Santuari in voga in quei luoghi che successivamente veniva propagandata in patria, dove era talvolta accettata. Come a Mozzio ed a Cravegna, per citare casi analoghi, anche a Montecrestese gli emigranti nella città di Bologna importarono e diffusero la devozione alla Madonna di S. Luca posta in quel famoso Santuario in cui si venera il ritratto della B. Vergine fatto, si afferma, dall'evangelista S. Luca, che la tradizione vuole anche pittore. Una cappellina ad orandum fu costruita sul monte Gaggio di Montecrestese verso la fine del secolo XVII da un ignoto devoto della Madonna di S. Luca . La data di costruzione deve essere fissata qualche anno dopo il 1688, giacché fu benedetta con autorizzazione concessa dall'allora Vescovo di Novara mons. G.B. Visconti (1688-1713).
L'origine di questa cappelletta, che aveva anche un portichetto davanti per difenderla dalle intemperie e dare rifugio ai devoti frequentatori, è ovviamente legata a qualche grazia ricevuta in quel luogo solitario, della quale non conosciamo i particolari. Quanto recita una leggenda tardiva pare privo di un vero fondamento storico. Questa vorrebbe che un quadro ad olio, copia della Madonna di S. Luca, sia stato portato da Bologna sull'alpe di Coipo e che da questo luogo sia scomparso misteriosamente per ricomparire presso una betulla nel luogo della cappellina, e che lo stesso quadro, riportato a Lomese dal proprietario, sia sparito nuovamente anche di lì per ritornare sul monte Gaggio nel medesimo luogo (1).
Questa la leggenda secondo cui l'oggetto devozionale sarebbe un quadro ad olio, mentre in realtà, nella cappellina del monte Gaggio c'era un affresco. La devozione popolare crebbe attorno a questa cappellina allorché si diffuse la voce che molte grazie erano state impetrate ed ottenute da quelli che la frequentavano. Ne parlavano soprattutto gli alpigiani di Montecrestese che abitualmente vi si fermavano per riposare dalle fatiche della salita e discesa dagli alpeggi; ma non mancarono pellegrini e pellegrinaggi anche dai paesi viciniori, attirati dalla fama del piccolo Santuario.
All'inizio del '700 il concorso dei pellegrini e divoti crebbe a tal punto e si raccolsero tali quantità di elemosine ed offerte che gli uomini ed i parroci di Montecrestese, interpretando il desiderio di tutti, credettero utile ed opportuno costruire attorno alla sacra immagine un vero Oratorio.
A questo scopo inviarono al Vescovo di Novara una supplica, raccontando sommariamente gli avvenimenti, cioè la grande devozione verso la Madonna di S. Luca, il gran numero di grazie ricevute e l'opportunità di costruire un Oratorio in quel luogo molto lontano dalla chiesa parrocchiale e dai centri abitati, ma facilmente accessibile agli alpigiani nel tempo in cui essi rimangono sui monti per il pascolo del bestiame, e quindi tale da offrire la possibilità di ascoltare la S. Messa nei giorni festivi anche durante l'estate. Al Vescovo presentarono anche il disegno del nuovo Oratorio erigendo. Il disegno svela lo stile dei fratelli Antonio e Domenico Perini di Val d'Intelvi, ma risiedenti a Domodossola, architetti di molte chiese ed oratori sorti in quell'epoca in Ossola. Il Vescovo rispose con il decreto del 30 Maggio 1702, indirizzato per conoscenza anche ai parroci ed agli uomini di Montecrestese, in cui incarica il Vicario foraneo di recarsi con un perito sul luogo dove si intendeva fabbricare l'Oratorio, di interrogare gli interessati e, se nulla emergeva in contrario, di dare la richiesta facoltà di costruirlo secondo il disegno approvato.
Vicario foraneo era allora don Lorenzo Cotti, parroco di Crevola, il quale lasciò passare un bei po' di tempo prima di accingersi a salire fino al monte Gaggio. Nel contempo gli uomini di Montecrestese avevano provveduto a sbancare il terreno attorno alla cappella, formando un vasto piazzale sostenuto a valle da un robusto muragliene di granito, ed accumularono grande quantità di sassi e sabbia in previsione dei lavori.
Anzi il parroco don Giambattista Gola che era entusiasta dell'opera faceva richiesta al Vescovo di dare senz'altro principio ai lavori con la posa della prima pietra e il 26 Giugno 1703 il Vescovo da il suo assenso, affidandogli anche, come Provicario foraneo, il compito di benedirla.
Mancava però sempre la formale autorizzazione a procedere nella costruzione. Finalmente il 15 Luglio seguente si mosse il Vicario foraneo don Cotti e con il suo cancelliere, il perito, il parroco di Montecrestese ed altri rappresentanti di quella comunità raggiunse il monte Gaggio trovando il luogo adattissimo per la costruzione e pronto il materiale necessario per realizzarla. Il giorno seguente, stando nella casa parrocchiale di Montecrestese, istituì un vero processo per chiarire le intenzioni degli uomini di Montecrestese, l'affidabilità del loro fervore, le possibilità economiche per giungere al termine dell'opera e per stabilire a chi spettasse l'eventuale proprietà del nuovo Oratorio. Era infatti necessario che il terreno comunale su cui si intendeva costruire divenisse prima proprietà della parrocchia. Furono perciò minuziosamente interrogati i procuratori o sindaci della comunità che in quell'epoca erano Giovanni Buffani e Antonio Antonietti di Oro, i quali attestarono la ferma volontà del popolo di costruire alla Madonna di S. Luca un Oratorio utilizzando le elemosine raccolte ed integrandole con il diretto intervento della comunità, dichiarando inoltre di essere autorizzati a cedere il terreno comunale necessario. Questa cessione divenne effettiva con atto pubblico registrato in quello stesso giorno, 16 Luglio 1703, dal notaio apostolico don Giovanni Antonio Negri. Questo atto specifica che i due sindaci della comunità fecero rinuncia e cessione nelle mani del curato don G.B. Gola, a nome della fabbrica dell'erigendo Oratorio, "di tanta parte di terreno comunale nel luogo del Gaggio quanta è sufficiente per costruirlo, dichiarando che tale terreno era da ritenersi incorporato nei beni ecclesiastici" della parrocchia. A questo atto era presente anche don Carlo Antonio Andreoli, vicario foraneo e parroco di Crodo (2). Di tutti questi atti fu poi fatta formale relazione il giorno seguente 17 Luglio 1703 dal Vicario foraneo don Cotti il quale finalmente diede l'attesa autorizzazione a procedere nella costruzione dell'Oratorio (3).
Fu subito una gara di impegno e di fatica in cui si espressero ancora una volta magnificamente e generosamente i rudi montanari di Montecrestese, mossi dalla loro devozione alla Madonna, per procurare i materiali: sassi, calce, legnami, trasportandoli sul luogo perché i muratori potessero procedere speditamente, confortandoli anche con cibarie di ogni specie e soprattutto con quel buon vino che la sana tradizione vuole non manchi mai in queste occasioni.
In poco tempo la parte muraria fu portata a compimento, compresa la volta e il tetto. La sacra immagine che, come attestava uno dei sindaci della comunità "fa miracoli quasi ogni giorno", fu lasciata intatta sul muro originale e l'Oratorio le fu per così dire costruito attorno. Sul retro del muro dell'antica cappella che porta il dipinto vi è la data 1703 A.M. Ai piedi del dipinto che fa da cornice al quadro originale e che rappresenta Un volo d'angeli che lo sostengono, appare la scritta "Jo. Baptista Gula prov. et Parochus Montischristesii" in ricordo del principale promotore dell'opera.
La pietra sacra dell'altare reca la scritta: "111. et Rev. D.D. Jo. Baptista Vicecomes episcopus Novariensis lapidem hunc consacravit die 28 Septembris 1705". Ed il 1705 deve essere stato anche l'anno in cui si cominciò a celebrare la S. Messa in questo Oratorio, nonostante fosse carente di suppellettili e decorazione. Non mancarono comunque durante i lavori ed anche in seguito le elemosine e le offerte spesso cospicue di generosi devoti per sostenere le spese necessario al suo completamento ed abbellimento. Fra gli altri, numerosi, Giovanni Antonio Protti di Croppomarcio, Antonio Senestraro di Veglio, Giacomo Grandi di Veglio, Caterina Bianchi e Maria Molini di Altoggio lasciarono somme di denaro e beni considerevoli a questo fine. E voglio qui ricordare anche Giuseppe Papa di Piccioledo che 1'8 Maggio 1709 salì all'Oratorio ed offrì alla Madonna di S. Luca una corona di cristallo con un gran lavoro d'arte in bassorilievo circondato da filograno d'argento (4).
Il Visitatore pastorale, che il 6 Luglio 1717 raggiunse il monte Gaggio così descrive il Santuario: Questo Oratorio è di recente costruzione; guarda a mezzogiorno; è costituito di una sola navata in volta e con tetto in piode; misura 12 cubiti (m.5,28) di lunghezza, 12 (m.5,28) di larghezza e 15 (m. 6,60) di altezza.
Ha un solo altare sul quale per icona è dipinta su un muro l'immagine della B. V. Maria con il Bambino in braccio a cui per cornice stanno parecchi angeli che sostengono l'immagine. Questa immagine è molto antica e molto miracolosa, ed a visitarla vengono da ogni parte delle persone per devozione; è ornata da molte grazie (ex voto); prima era dipinta in una cappelletto ad orandum, e poiché ivi si raccoglievano molte elemosine, nell'anno 1703 questi parroci e la comunità stabilirono di trasformarlo in un oratorio pubblico, il che con grande spesa e fatiche da sé stessi realizzarono, con il concorso dell'intera comunità. Il coro della cappella che si allarga in tre emicicli, è di forma ovale; nel mezzo sta l'altare che fra un pò di tempo sarà ornato di ancona e gradini. Le pareti del presbiterio sono in volta e dipinte completamente; ci sono poi altre finestre che devono essere munite di tela o di vetri. Nell'arco del presbiterio vi è la trave che dovrà essere decorata e dovrà supportare il croce/isso. Sullo spigolo occidentale della/acetato si eleva il campanile che però è ancora privo di campana. Vi si celebrano molte Messe ogni anno per devozione, accorrendovi da ogni parte e sacerdoti che celebrano e popoli che fanno celebrare; non vi sono Messe di legato. Due volte all'anno viene celebrata una Messa solenne dai parroci, nel giorno della Visitazione della B. V.Maria (2 Luglio) e nel giorno di S. Luca evangelista (18 Ottobre). Qui il mercoledì delle Rogazioni si viene in processione e si celebra la Messa solenne cantata. Davanti al predetto Oratorio vi è un atrio spazioso, cinto da ogni parte da muro, sotto il quale vi è una stanza (5).
In successione di tempo fu posto il pavimento in piode squadrate e lo scultore ed intagliatore Bartolomeo Zanini Piroia di Vagna fece la meravigliosa cornice barocca in legno scolpito, dipinto e dorato che racchiude la sacra immagine, con motivi ornamentali di foglie di acanto ed angioletti. Sul campanile nel 1723 comparve anche la campanella che serviva di richiamo per gli alpigiani dei dintorni e che si poteva benissimo sentire da Alloggio fino a Coipo.
Nel 1744 fu decorato l'architrave del presbiterio e posto su di esso un bei crocefisso di legno. La scritta: C.P.L.P - 1744 - A.R.FF. ci da la data e le sigle dei fabbricieri o curatori dell'Oratorio in quell'epoca.
Il coro era già stato affrescato da un ignoto pittore anteriormente al 1717, il quale vi rappresentò, in un paesaggio d'invenzione, Il doppio incontro della B. Vergine Maria con la cugina Elisabetta e di S. Giusepppe con Zaccaria. Nel catino del presbiterio lo stesso pittore affrescò un coro d'angeli musicanti ed alcuni medaglioni nelle velette della volta del corpo dell'Oratorio. Questi affreschi non sono datati, ma poiché il pittore che li ha eseguiti è lo stesso che affrescò una cappella lungo la mulattiera che porta da Chezzo a Veglio nel 1714, si può presumere che essi siano stati fatti in quell'anno.
L'inventario dell'8 Luglio 1762 nota che era stata fatta la sacrestia e che ormai l'Oratorio era ben fornito di suppellettili di legno e metallo. Lo stesso inventario ricorda che nel 1732 era stata costruita a spese dell'Oratorio una casa in vicinanza, costituita di tré ambienti: una cantina dove alcune botti servivano per depositarvi provviste di vino ed altre offerte per l'Oratorio, una cucina con forno per il pane ed una sala. Anche il bei sagrato che sta davanti all'Oratorio fu recintato con un muretto con sedile in pietra corrente tutt'intorno per offrire ai pellegrini un comodo riposo e insieme l'ombra fresca di alcune piante e l'incantevole panorama sulla conca ossolana sottostante. Nel giorno della festa quando grande era il concorso del popolo questa casa fungeva da centro di ristoro gestito dai fabbricieri eletti dalla comunità ed il danaro ricavato andava a pro dell'Oratorio. La costruzione di questa casa dovette essere però già completa nel 1725, come recita la scritta posta sotto la cuspide del tetto nel frontespizio: 1725 / CCPC, che ci da la data e le sigle dei curatori o fabbricieri.
Nel 1789 fu fatto il bei portichetto davanti all'Oratorio, sostenuto da due colonne di sarizzo e pavimentato in piode. L'iscrizione incisa sul lato occidentale del medesimo nella chiave dell'arco ricorda i curatori e la data: D.O.M. Pietro Antonio Guilmino - Giuseppe Antonio Filippo Ferrari curatori - A.D. MDCCLXXXIX. Nel 1799 altri curatori fecero costruire la cantoria dell'Oratorio e la fornirono di un piccolo organo, come recita la scritta posta su di essa 1799 - F.T.B.V.C.
Nella storia di questo Santuario non mancano i soliti contrasti fra il parroco ed i fabbricieri. Il fatto che nella elezione dei fabbricieri dell'Oratorio di S. Luca fosse escluso il parroco e che a questo non fosse fatta la resa dei conti causò non pochi momenti di tensione ed anche gravi contrasti, specialmente quando alcuni fabbricieri, più interessati al commercio che ai motivi religiosi per cui sorse il Santuario, presunsero di fare tutto contro la volontà dei parroci e, imbevuti di idee sovversive, resistettero tenacemente ai richiami dei legittimi pastori , compresi quelli dei Vescovi. Le cose invece andarono molto meglio, sia sotto l'aspetto spirituale che sotto quello economico, quando questi fabbricieri riuscirono di miglior scelta e collaborarono pacificamente e lealmente con i loro naturali superiori.
La Relazione parrochiale del 1880 ricorda che nella festa del 2 Luglio e nel giorno delle Rogazioni presso l'Oratorio della Madonna di S. Luca si dava agli intervenuti una refezione consistente in pane, salame, formaggio e vino. L'amministrazione biennale era affidata a due curatori eletti dal Consiglio Comunale i quali, finito il mandato, davano i conti al sindaco del comune ed al parroco in casa comunale.(6)
L'accorrere di tante persone al Santuario della Madonna di S. Luca, nonostante la vicina casa di ristoro, proponeva ripetutamente il problema dell'approvvigionamento idrico del luogo, molto assolato e privo di sorgenti in vicinanza. Don Calandra che a questo Oratorio era particolarmente affezionato e vi si recava quasi ogni settimana a celebrare, propose che la zona fosse rifornita di una bella e preziosa fontana d'acqua cristallina mediante una condotta con presa nella soprastante alpe di Coipo. L'idea ebbe il consenso dell'intera popolazione che per tutto il 1915 fino al termine dell'opera collaborò gratuitamente nello scavo e nella posa del nuovo acquedotto che fu pagato dall'amministrazione dell'Oratorio. Don Calandra stesso ricorda che: la popolazione concorse quasi tutta a lavorare. Le 196 giornate di lavoro fra il vento, la pioggia, il gelo, passarono ben presto. Alle 4 del giorno 16 Dicembre (1915) l'acqua zampillava vicino alla casa dell'Oratorio fra la allegrezza dei convenuti per il lavoro e lo squillo della campana che annunzio va lontano l'opera compiuta senza lamentare disgrazie per nessuna ragione. Solo chi, sudato e assetato, dopo un lungo cammino nel sole, raggiunge nella fresca ombra delle piante vicino al Santuario della Madonna di S. Luca il cristallino zampillo della sua acqua benedetta può comprendere il dono di questa iniziativa. La benedizione ufficiale fu rimandata all'anno seguente. Domenica 2 Luglio 1916 il rettore don Calandra dopo aver celebrata la prima Messa in parrocchia si recò a S. Luca per la Messa solenne. Prima della Messa fra una moltitudine di gente diede la benedizione all'acqua. Nessuno ricorda di aver veduto tante persone quante ve ne furono in quel giorno intorno all'altare di Maria SS. (7).
Ho voluto citare queste memorie d'epoca per far notare quanto fosse importante la costruzione di un Oratorio e perfino quella di un modesto acquedotto per amalgamare una popolazione spesso disunita, ma sensibile ai fermenti aggreganti quali erano i germi della fede e della tradizione che sempre hanno dato frutti sani e talvolta esaltanti ed eroici nel popolo di Montecrestese.
L'Oratorio della Madonna di S. Luca non era ancora finito che si venne nell'idea di costruire una serie di 14 cappellette della "Via Crucis" che, come pietre miliari devozionali, ne segnassero il cammino che portava da Alloggio al Santuario. Fu la devozione e la generosità individuale che si assunse, fra il 1714 e la metà del secolo seguente, l'impresa di realizzarne un certo numero in forma di edicola ed affrescarle, offrendo l'immagine dei misteri proposti. Non pare però che l'opera sia stata completata.
Attualmente ne rimangono intatte alcune, altre sono cadute sotto i colpi delle intemperie, altre ancora sono state abbattute intenzionalmente. La strada antica, ormai in disuso dopo che fu costruita l'attuale che permette di raggiungere il Santuario in automobile, è ormai invasa dal bosco che ha nascosto alcune di queste cappelle, raggiungibili con qualche difficoltà.
Ricordiamo fra tutte la cappella detta "Dei Genovesi" che ha anteriormente un leggero portichetto in volta sostenuto da alcune colonnine in sarizzo su cui si affaccia il modesto recinto sacro difeso da una cancellata in ferro battuto, entro il quale c'è un piccolo altare. La suppellettile è scomparsa. Resta sull'arco antistante la scritta storicamente importante: "Cappella dei Genovesi, fondata nel 1789, restaurato nel 1875". Anche questa cappella ha urgente bisogno di essere restaurata per poter essere conservata. Brutte sorprese riservò al Santuario della Madonna di S. Luca il nostro tempo. Ignoti ladri sacrileghi hanno ripetutamente violato il sacro edificio consacrato dalla pietà della gente di Montecrestese alla Madonna per asportare arredi, statue, ex voto e paramenti, scardinando porte e finestre con patente dichiarazione della propria irreligiosità e disprezzo della fede altrui.
Ora una strada percorribile anche ai mezzi moderni sale lungo la costa del monte e, partendo da Alloggio, permette di raggiungere facilmente il Santuario. Questo potrebbe così diventar meta turistica e religiosa insieme, pronta ad accogliere ancora una volta chi è assetato dei beni dell'anima oltre che dell'aria pura che lassù si respira di fronte ad uno dei più bei panorami delle montagne ossolane.

Tratto da:
Storia di Montecrestese di Tullio Bettamini - Edizione di Oscellana
(Domodossola 1991)



Comune di MONTECRESTESE (VB) - Sito Ufficiale
Frazione Chiesa n.1 - 28864 MONTECRESTESE (VB) - Italy
Tel. (+39)0324.35106/35729 - Fax (+39)0324.35097
Codice Fiscale: 00438300030 - Partita IVA: 00438300030
EMail: municipio@comune.montecrestese.vb.it
Posta Elettronica Certificata (P.E.C.): montecrestese@cert.ruparpiemonte.it
Web: http://www.comune.montecrestese.vb.it